Napoli fai presto, infortuni, esuberi e acquisti da fare
Napoli, il mercato tra promesse, necessità e l’emergenza difesa: adesso non si può più aspettare
Il Napoli arriva al 10 agosto con una rosa folta, ma anche con un problema che nessuno aveva messo in preventivo: l’emergenza nel reparto difensivo. Gli infortuni di Alessandro Buongiorno e Luca Marianucci cambiano inevitabilmente le priorità di mercato. E riportano al centro del dibattito le parole di Aurelio De Laurentiis: “Prima di acquistare bisogna vendere”. Una strategia comprensibile sul piano numerico e finanziario, ma che oggi rischia di entrare in collisione con le esigenze tecniche di Massimiliano Allegri.
l giudizio sul mercato del Napoli, a questo punto dell’estate, non può essere né completamente positivo né totalmente negativo. Perché gli azzurri hanno già effettuato operazioni importanti, hanno cambiato profondamente la rosa e hanno consegnato ad Allegri diversi giocatori di assoluto livello. Ma allo stesso tempo alcune caselle sono ancora da completare e, soprattutto, l’emergenza nel reparto arretrato ha trasformato una necessità futura in un’urgenza immediata.
Il problema è che il mercato non aspetta.
Un Napoli già molto diverso
Partiamo da ciò che è stato fatto, perché sarebbe ingeneroso parlare di un Napoli immobile.
La società ha costruito una campagna acquisti importante, inserendo giocatori di grande esperienza e prospettiva. Sono arrivati Kevin De Bruyne, Sam Beukema, Miguel Gutiérrez, Noa Lang, Lorenzo Lucca, Luca Marianucci e Vanja Milinković-Savić, oltre ai rientri dai prestiti e alle altre operazioni che hanno modificato sensibilmente la rosa.
Il Napoli ha quindi già investito sulla qualità, sulla profondità e sulla possibilità di offrire ad Allegri una squadra competitiva su più fronti. Il mercato in entrata, insomma, non può essere definito fallimentare o insufficiente in senso assoluto.
Il punto è un altro: non è ancora completo.
E proprio qui nasce la contraddizione che accompagna l’estate azzurra.
Da una parte c’è una società che ha già operato in maniera significativa. Dall’altra c’è una rosa che presenta ancora alcune situazioni da sistemare e un allenatore che deve preparare una stagione con ambizioni importanti.
La frase di De Laurentiis e la logica del “prima vendere”
A luglio Aurelio De Laurentiis aveva spiegato molto chiaramente la filosofia societaria: il Napoli aveva una rosa enorme, arrivata a comprendere 47 calciatori, e secondo il presidente almeno 25 elementi avrebbero dovuto essere piazzati prima di poter ragionare seriamente su altri acquisti.
Il principio, dal punto di vista gestionale, è difficilmente contestabile.
Una rosa troppo numerosa significa problemi di lista, stipendi, gestione dello spogliatoio e capitale immobilizzato. Prima di comprare ancora, è ragionevole cercare di liberare spazio e risorse.
Ma il calcio presenta una variabile che nessun bilancio può programmare: gli infortuni.
Ed è esattamente ciò che è accaduto al Napoli.
Buongiorno, il primo campanello d’allarme
L’infortunio di Alessandro Buongiorno aveva già modificato il quadro.
Il difensore è stato operato e i tempi di recupero indicati sono nell’ordine di quattro-cinque mesi.
La società si era trovata quindi nella condizione di dover rivalutare un reparto che, sulla carta, sembrava sufficientemente coperto.
L’idea iniziale poteva essere quella di avere Rrahmani, Buongiorno, Beukema, Rafa Marin e Marianucci come centrali, con Olivera eventualmente adattabile nel ruolo.
Poi è arrivata la seconda tegola.
Marianucci, adesso è emergenza vera
L’infortunio di Luca Marianucci rappresenta un punto di svolta.
Il difensore ha riportato una lesione al collaterale mediale del ginocchio e i tempi di recupero prospettati sono di diverse settimane, con alcune valutazioni che parlano di circa due mesi o anche più a seconda dell’evoluzione.
Il risultato è che, nella situazione attuale, Allegri si ritrova con Amir Rrahmani e Rafa Marin come uniche vere alternative centrali immediatamente disponibili, considerando anche l’indisponibilità di Buongiorno e le problematiche fisiche di Beukema.
Ed è qui che cambia completamente la prospettiva.
Quello che fino a qualche settimana fa poteva essere considerato un semplice “rinforzo” diventa oggi una necessità strutturale.
Badiashile non è più un’opzione: è diventato una priorità
Non sorprende quindi che Benoît Badiashile sia tornato prepotentemente al centro delle strategie del Napoli.
Il difensore del Chelsea è indicato come una delle soluzioni principali per colmare il vuoto creatosi al centro della difesa, proprio perché la situazione di Buongiorno e Marianucci modifica le esigenze di Allegri.
Il punto, però, è che anche l’eventuale arrivo di Badiashile non risolverebbe automaticamente tutti i problemi.
Il Napoli dovrebbe infatti valutare anche la condizione di Beukema, la permanenza o meno di Rafa Marin e la composizione definitiva della lista.
La priorità numero uno è però evidente: un altro centrale di livello deve arrivare.
E possibilmente non all’ultimo giorno.
Quanto manca ancora al Napoli?
La risposta dipende dalle ambizioni.
Se l’obiettivo fosse semplicemente costruire una rosa competitiva per il campionato, il Napoli avrebbe già una base importante.
Se invece l’obiettivo è quello dichiarato negli ultimi anni — competere per lo Scudetto, affrontare la Champions League con ambizione e mantenere un livello elevato per tutta la stagione — allora qualcosa ancora manca.
1. Un difensore centrale
È la priorità assoluta.
L’emergenza Buongiorno-Marianucci rende praticamente inevitabile un intervento. La società deve trovare un giocatore che possa essere immediatamente affidabile e non soltanto una scommessa.
2. Una soluzione sulle fasce
La situazione degli esterni va valutata in funzione del sistema che Allegri sceglierà di utilizzare.
L’allenatore deve ancora trovare l’equilibrio definitivo tra difesa a quattro e possibili variazioni tattiche. Il mercato, quindi, deve accompagnare anche le sue scelte.
3. La gestione degli esuberi
È forse il problema più complesso.
Il Napoli deve continuare a vendere o piazzare giocatori. Non necessariamente perché manchino i soldi per comprare, ma perché una rosa troppo affollata impedisce di costruire una squadra funzionale.
Ed è proprio questo il punto che la tifoseria deve considerare.
La tifoseria: tra entusiasmo e crescente impazienza
Il sentimento dei tifosi non è facilmente classificabile in “contenti” o “scontenti”.
C’è chi riconosce alla società di aver già portato giocatori importanti e chi, invece, teme che il Napoli stia perdendo tempo proprio nelle zone del campo dove servirebbe maggiore rapidità.
Sui forum e nelle discussioni online emerge soprattutto una preoccupazione: la strategia delle cessioni rischia di diventare un alibi se non viene accompagnata dalla capacità di chiudere rapidamente le operazioni in entrata quando si presenta un’emergenza.
Le discussioni della tifoseria internazionale del Napoli mostrano già da settimane questo contrasto: da una parte l’apprezzamento per gli acquisti effettuati, dall’altra la preoccupazione per la profondità della difesa e per i vincoli della lista.
E dopo l’infortunio di Marianucci il tema è diventato ancora più evidente.
Il tifoso, in sostanza, non chiede necessariamente “dieci acquisti”.
Chiede due o tre operazioni mirate, nei ruoli giusti, prima che sia troppo tardi.
De Laurentiis ha torto?
Non necessariamente.
La strategia del presidente ha una logica precisa: il Napoli non può continuare ad accumulare giocatori senza prima liberare spazio.
Ma c’è una differenza importante tra non comprare per scelta e non poter comprare quando si presenta un’emergenza.
L’infortunio di Buongiorno poteva essere considerato un incidente da gestire.
L’infortunio di Marianucci, sommato alla situazione di Beukema, cambia la natura del problema.
A quel punto il mercato non è più soltanto una questione di opportunità.
Diventa una questione di necessità tecnica.
Ed è proprio qui che la frase di De Laurentiis deve essere interpretata con intelligenza: vendere prima di comprare può essere una strategia valida, ma non può trasformarsi in una regola rigida davanti a un’emergenza che rischia di lasciare l’allenatore con appena due centrali disponibili.
Il vero giudizio arriverà a settembre
Il mercato del Napoli, oggi, non merita ancora un voto definitivo.
Dargli 8 o 9 sarebbe prematuro. Dargli 5 sarebbe altrettanto ingeneroso.
La società ha fatto molto: ha cambiato la rosa, ha portato esperienza, qualità e talento e ha messo a disposizione di Allegri giocatori importanti.
Ma il lavoro non è finito.
La difesa è diventata una priorità assoluta e la situazione degli esuberi deve essere risolta. In parallelo, bisognerà capire se esistono altri buchi che il nuovo allenatore ritiene indispensabile colmare.
Il rischio maggiore non è spendere.
È arrivare tardi.
Perché una squadra che punta allo Scudetto e alla Champions non può permettersi di iniziare la stagione affidandosi alla speranza che tutti gli indisponibili rientrino rapidamente e che nessun altro problema fisico si presenti.
La domanda che accompagna il Napoli
La vera domanda, dunque, non è più:
“Il Napoli comprerà ancora?”
La domanda è:
“Quanto sarà disposto il Napoli a modificare la propria strategia davanti a un’emergenza che non esisteva quando De Laurentiis pronunciò quelle parole?”
La risposta dirà molto sul mercato azzurro.
Se arriverà un centrale importante, se verranno risolte le principali situazioni in uscita e se Allegri riceverà almeno gli ultimi tasselli necessari per costruire la sua squadra, allora si potrà parlare di una campagna acquisti complessivamente coerente.
Se invece il Napoli resterà fermo, appellandosi esclusivamente alla necessità di vendere, la tifoseria avrà motivo di chiedersi se una corretta gestione finanziaria non stia diventando, paradossalmente, un limite alla gestione sportiva.
Il Napoli ha già costruito tanto. Ma oggi, 10 agosto, non ha ancora finito di costruire.
E dopo gli infortuni di Buongiorno e Marianucci, una cosa è ormai chiara: il prossimo acquisto non può essere considerato un semplice colpo di mercato. È una necessità.
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