Napoli Salonicco 6-2, test positivo ma occhio al mercato
Napoli, sei gol all’Aris ma il vero esame è tattico: cosa ha detto l’ultima amichevole di Allegri
Il 6-2 rifilato all’Aris Salonicco chiude nel modo migliore il ritiro del Napoli a Castel di Sangro, ma sarebbe riduttivo fermarsi al risultato. L’ultima amichevole estiva ha offerto indicazioni interessanti soprattutto sul piano tecnico-tattico: la squadra di Massimiliano Allegri ha mostrato qualità nella costruzione, capacità di attaccare la profondità e una notevole varietà di soluzioni offensive, ma ha anche evidenziato alcuni problemi che, contro avversari di livello superiore, potrebbero diventare molto più difficili da gestire.
l Napoli ha segnato sei gol, ma soprattutto ha dato la sensazione di avere acquisito una maggiore identità rispetto alle prime uscite. Il dato più interessante è la capacità di alternare momenti di possesso a verticalizzazioni rapide, senza trasformare necessariamente ogni azione in un lungo palleggio. È una caratteristica che sembra adattarsi bene alla filosofia di Allegri: squadra compatta, occupazione razionale degli spazi e ricerca immediata dell’attaccante quando si apre una linea di passaggio.
Ma veniamo nel dettaglio della gara dove nell’undici titolare Allegri ha scelto Meret che vince il ballottaggio con Milinkovic Savic in porta. In mezzo al campo in regia non c’è Lobotka ma Gilmour dall’inizio. In avanti confermato il tridente formato da Politano, Hojlund e Alisson Santos.
De Bruyne cambia la qualità del gioco
Il protagonista tecnico della serata è stato Kevin De Bruyne. La doppietta certifica soprattutto una cosa: quando il belga può ricevere tra le linee e avere qualche metro per scegliere la giocata, il Napoli acquista una dimensione offensiva completamente diversa.
De Bruyne non è soltanto un rifinitore. La sua presenza consente di accelerare il gioco, cambiare lato dell’azione e soprattutto servire gli attaccanti con tempi di passaggio che pochi giocatori della rosa possiedono.
La sua posizione sarà quindi una delle chiavi tattiche della stagione. Allegri dovrà trovare il modo di metterlo nelle condizioni di incidere senza contemporaneamente squilibrare il centrocampo. Il rischio, soprattutto contro squadre capaci di aggredire alto, è infatti quello di avere troppi giocatori offensivi sopra la linea della palla.
Ma è proprio qui che emerge una delle possibili soluzioni del nuovo Napoli: De Bruyne può diventare il giocatore incaricato di collegare centrocampo e attacco, mentre McTominay può sfruttare maggiormente gli inserimenti senza palla.
McTominay è ancora una pedina fondamentale
Il gol dello scozzese conferma una caratteristica ormai evidente: McTominay è un giocatore che può incidere soprattutto quando viene liberato dagli eccessivi compiti di costruzione.
La sua forza è l’attacco dello spazio, la capacità di arrivare in area e il gioco aereo. Contro l’Aris si è visto ancora una volta quanto possa essere importante avere un centrocampista capace di trasformare rapidamente una situazione di possesso in una presenza offensiva aggiuntiva.
La domanda tattica è quindi un’altra: quanto dovrà abbassarsi McTominay per aiutare la squadra nella fase di non possesso?
È uno dei problemi che Allegri dovrà risolvere. Se il Napoli riuscirà a proteggere adeguatamente il centrocampo, lo scozzese potrà essere una sorta di incursore aggiunto. Se invece sarà costretto a giocare troppo lontano dall’area avversaria, una delle sue qualità migliori verrà inevitabilmente depotenziata.
Lucca manda un messaggio forte
La doppietta di Lorenzo Lucca rappresenta forse l’indicazione più concreta arrivata dalla partita.
Il centravanti ha mostrato quelle caratteristiche che possono renderlo particolarmente utile nel calcio di Allegri: fisicità, capacità di attaccare l’area, gioco aereo e presenza dentro i sedici metri.
Ma il punto non è soltanto la doppietta. Lucca offre al Napoli una soluzione diversa rispetto a un attaccante più mobile come Højlund. Questo significa che Allegri può avere la possibilità di modificare il modo di attaccare senza necessariamente cambiare struttura.
Con Lucca il Napoli può cercare maggiormente il cross, la palla diretta e la seconda giocata. Con Højlund può invece sfruttare maggiormente profondità e transizioni.
Avere due centravanti con caratteristiche differenti può diventare un vantaggio enorme nel corso di una stagione lunga.
Højlund deve ancora entrare completamente nel meccanismo
Se Lucca ha lasciato il segno, Rasmus Højlund è apparso meno coinvolto.
Non significa necessariamente che il danese sia un problema. Al contrario, le sue caratteristiche sembrano molto interessanti per il gioco di Allegri, ma devono essere inserite all’interno di un sistema nel quale il centravanti non può vivere soltanto della profondità.
Højlund dovrà migliorare soprattutto la continuità nel gioco associativo e la capacità di partecipare alla costruzione quando la squadra affronta avversari molto bassi.
Il Napoli, infatti, non potrà sempre giocare in campo aperto. In Serie A troverà spesso squadre chiuse, che lasceranno pochi metri alle spalle della difesa. In quelle partite servirà un attaccante capace non soltanto di correre, ma anche di legare il gioco.
Sei gol, ma due reti subite: il campanello d’allarme
Il dato che non deve essere ignorato è il 6-2.
Subire due gol dall’Aris non è un dramma in una partita di precampionato, ma dal punto di vista tecnico-tattico rappresenta un segnale che Allegri dovrà prendere in considerazione.
La fase difensiva deve diventare più affidabile.
Il Napoli sembra avere una buona capacità di creare occasioni, ma deve ancora trovare la migliore combinazione tra aggressività e protezione. Quando la squadra perde palla, la distanza tra i reparti deve essere minima. Se centrocampo e difesa si allungano, i giocatori offensivi possono diventare difficili da proteggere e gli avversari possono trovare spazio per ripartire.
È proprio questo il tipo di problema che un’amichevole contro un avversario superiore farebbe emergere con maggiore chiarezza.
Rrahmani, oltre al gol, rimane un punto di riferimento importante, ma il reparto centrale necessita di alternative affidabili e di una gerarchia più definita. Non è un caso che il mercato continui a guardare proprio alla difesa.
Il Napoli che sta costruendo Allegri
La sensazione dopo il ritiro è che Allegri stia cercando un Napoli più pragmatico rispetto al passato.
Non necessariamente una squadra difensivista, ma una squadra capace di scegliere quando accelerare e quando rallentare. Il possesso non deve essere fine a se stesso: deve servire a creare le condizioni per trovare De Bruyne tra le linee, McTominay in inserimento, gli esterni nell’uno contro uno e il centravanti in area.
In questo senso, il 6-2 è interessante perché mostra una squadra capace di segnare in modi differenti: conclusioni dalla distanza, inserimenti, combinazioni offensive e attacchi dell’area.
Il vero salto di qualità, però, dovrà arrivare dalla continuità.
Cosa manca ancora tecnicamente e tatticamente
Il Napoli appare già competitivo, ma non ancora completamente definito.
1. Un altro elemento di spessore in difesa
È probabilmente la priorità tecnica più evidente.
La squadra ha bisogno di aumentare la qualità e la profondità del reparto centrale, soprattutto considerando il numero di partite che attendono gli azzurri. Il nome di Benoît Badiashile è stato associato al Napoli nelle ultime ore, ma al momento si tratta di una pista di mercato e non di un’operazione conclusa.
Un difensore mancino o comunque capace di impostare sotto pressione consentirebbe ad Allegri di avere più soluzioni nella prima costruzione e maggiore possibilità di alternare marcatura e copertura.
2. Una struttura più solida contro il pressing
Il Napoli dovrà dimostrare di saper uscire dal pressing delle squadre più aggressive.
Quando gli avversari alzeranno il ritmo, non basterà avere De Bruyne. Servirà una costruzione collettiva: portiere coinvolto, centrali aperti, centrocampisti capaci di smarcarsi e attaccanti pronti a dare profondità.
Questo sarà uno dei primi grandi test della stagione.
3. Definire il rapporto tra De Bruyne, McTominay e il resto del centrocampo
È probabilmente il grande tema tattico.
Il Napoli possiede qualità, ma deve trovare l’equilibrio. De Bruyne deve essere libero di creare, McTominay deve poter attaccare l’area e contemporaneamente la squadra deve mantenere una struttura capace di difendere le transizioni.
Qui potrebbe essere fondamentale il lavoro del mediano e, soprattutto, la capacità dei terzini di capire quando accompagnare e quando rimanere.
4. Trovare la migliore soluzione sugli esterni
Il Napoli ha diverse possibilità offensive, ma deve ancora stabilire quali combinazioni garantiscano il miglior equilibrio.
Politano offre affidabilità tattica e qualità nel gioco associativo; Alisson Santos può garantire imprevedibilità e velocità; altri elementi della rosa possono modificare completamente il modo di occupare l’ampiezza.
La scelta degli esterni sarà quindi strettamente collegata alla posizione di De Bruyne e alle caratteristiche del centravanti.
Il punto sul mercato
Il mercato del Napoli è stato finora molto significativo per quantità e qualità degli interventi.
Sono arrivati giocatori di peso come Kevin De Bruyne, oltre a Sam Beukema, Noa Lang, Lorenzo Lucca, Rasmus Højlund, Vanja Milinković-Savić, Miguel Gutiérrez, Luca Marianucci ed Eljif Elmas, con Alisson Santos e altri giovani inserimenti a completare il rinnovamento della rosa.
La logica è evidente: aumentare la qualità tecnica, soprattutto davanti, senza rinunciare alla possibilità di avere giocatori funzionali a più sistemi.
De Bruyne è il colpo che cambia il livello tecnico del centrocampo. Højlund aggiunge velocità e profondità. Lucca offre fisicità e gioco d’area. Beukema aumenta le alternative dietro. Milinković-Savić dà una soluzione diversa tra i pali.
Il mercato, però, non può essere considerato definitivamente chiuso.
La priorità resta il completamento della difesa. E anche in attacco, dopo la partenza di Romelu Lukaku verso il Fenerbahçe, il club sta valutando ulteriori soluzioni: nelle ultime ore è tornata con forza la pista Gabriel Jesus, indicato come possibile obiettivo del Napoli.
L’eventuale arrivo del brasiliano avrebbe un significato soprattutto tattico: non sarebbe soltanto un’alternativa al centravanti, ma un giocatore capace di muoversi tra attacco e trequarti, associarsi con De Bruyne e aumentare le possibilità di cambiare assetto durante la partita.
Il giudizio dopo Castel di Sangro
Il Napoli esce dal ritiro con una certezza importante: la qualità offensiva c’è.
De Bruyne ha già dimostrato di poter essere il cervello della squadra. McTominay continua a rappresentare una risorsa decisiva negli inserimenti. Lucca ha risposto presente. Højlund ha margini importanti. Gli esterni garantiscono soluzioni differenti.
Il punto interrogativo è soprattutto nella capacità di trasformare questa qualità in equilibrio.
Il 6-2 all’Aris Salonicco è quindi un ottimo biglietto da visita, ma non deve diventare un alibi. La squadra di Allegri dovrà dimostrare di saper giocare allo stesso modo quando l’avversario non concede spazi, quando il pressing sarà più intenso e quando perdere una palla in uscita significherà concedere una ripartenza a un attacco di alto livello.
Il Napoli è più ricco tecnicamente e più profondo rispetto a una stagione fa, ma il lavoro di Allegri non è ancora terminato.
La sensazione è che manchino soprattutto gli ultimi due tasselli: maggiore solidità difensiva e una precisa definizione degli equilibri offensivi. Se il mercato riuscirà a completare il reparto arretrato e l’allenatore riuscirà a trovare la formula giusta per far convivere De Bruyne, McTominay e i nuovi attaccanti senza perdere equilibrio, allora il 6-2 dell’Aris potrebbe essere ricordato non semplicemente come una goleada estiva, ma come il primo vero segnale della nuova identità del Napoli.
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