Dalle macerie al trionfo: l’Inter di Chivu è campione d’Italia

Dalle macerie al trionfo: l’Inter di Chivu è campione d’Italia

Contro ogni pronostico, l’Inter è campione d’Italia con tre giornate d’anticipo. Un trionfo che porta la firma di Cristian Chivu, l’uomo che ha trasformato una squadra ferita in una macchina quasi perfetta.

In pochi, lo scorso 31 di agosto, avrebbero mai puntato sull’Inter di Cristian Chivu trionfante in Serie A. Dopo la sconfitta contro la Juventus, seconda dopo appena tre giornate, c’era la sensazione che la società avesse fatto un buco nell’acqua. Invece, il romeno è stato il vero artefice del ventunesimo scudetto. Nonostante le sole 13 panchine in massima serie e un campionato Primavera vinto, è riuscito a fare ciò che in pochissimi avrebbero potuto replicare: ridare vita a un gruppo squadra che sembrava spaccato dopo le scorie della stagione precedente.

La scelta di Cristian Chivu

Dai momenti più dolorosi si costruiscono le storie più belle. All’indomani del tracollo per 5-0 a Monaco contro il Paris Saint-Germain in finale di Champions League, Simone Inzaghi decide di lasciare. Il motivo è molto chiaro: è finito il ciclo. A inizio giugno, a neanche 10 giorni dall’inizio del Mondiale per club, l’Inter non ha un allenatore. La società prova a convincere Fabregas dal Como, ma Suwarso si frappone e la trattativa deraglia. A quel punto, si decide di virare su Chivu, fresco di salvezza da subentrato al Parma. I dubbi, come detto, sono tanti. Il romeno è riuscito immediatamente ad avere la piena fiducia del gruppo, bisognoso di un leader a cui affidarsi. A livello tattico, inutile fare rivoluzioni: i giocatori ormai si trovano da anni a memoria. Tra i pochi ritocchi spiccano la maggiore verticalità e l’assenza quasi totale di compiti difensivi per Dimarco sulla fascia sinistra: la miglior difesa, paradossalmente, è stata attaccare. In estate si prova anche a cambiare modulo, sperimentando il 3-4-2-1, ma il mancato arrivo di Ademola Lookman fa tramontare il pensiero di un nuovo schieramento. Durante la stagione, il tecnico è stato fondamentale nel non far mai perdere il focus ai giocatori, sempre pronti a reagire anche dopo una sconfitta. L’unico neo riguarda i big match, spesso approcciati male e quasi mai vinti, ma c’è tempo per limare anche questi dettagli per la prossima stagione.

I giocatori e l’ascesa di Pio Esposito

Sono stati i soliti noti a trascinare l’Inter al trionfo in campionato: Lautaro Martínez è attualmente il capocannoniere del campionato, con 16 reti all’attivo. Il Toro è stato trascinante dal punto di vista mentale. Con lui, la media punti per partita è quasi perfetta, sopra al 2,5. Il capitano nerazzurro ha anche superato Altobelli ed è attualmente quarto nella classifica marcatori all time della squadra. In mezzo al campo, il solito Çalhanoğlu è stato autore di una stagione pazzesca, condita dal gol più importante: il fulmine dalla distanza contro la Roma appena prima dell’intervallo (sul punteggio di 1-1). Tanti infortuni per il turco, ma quando è stato presente, ha fatto la differenza con una marcatura ogni due partite. È stata anche la stagione di Piotr Zielinski, finalmente centrale dopo una stagione di panchina con Inzaghi. Thuram e Barella, dopo mesi sottotono, hanno recuperato la forma migliore proprio nel momento più importante, dando qualità e quantità in un momento in cui le gambe potevano tremare. Il miglior giocatore della stagione è Federico Dimarco: 6 gol e 17 assist, record assoluto per la Serie A. Con più libertà di sganciarsi, il suo mancino ha disegnato vere e proprie opere d’arte. Ma la vera sorpresa del campionato è Pio Esposito. Il classe 2005, tornato dal prestito allo Spezia, ha fatto la differenza rispetto alla stagione precedente. Finalmente, i nerazzurri potevano contare su un cambio in attacco che non abbassasse troppo la qualità della squadra. 6 gol stagionali per lui, di cui uno pesantissimo alla Juventus, sono il segno di un ragazzo che potrà essere il futuro dell’Inter e della Nazionale.

Le aspettative sul futuro

Non si prevede un calciomercato roboante, con la proprietà che dovrebbe mettere a disposizione una cifra intorno ai 40 milioni. C’è sicuramente bisogno di ringiovanire una difesa: è probabile che almeno uno tra Acerbi e De Vrij lascino la squadra a luglio. Ci sarà da lavorare anche sulla fascia destra, in cui Luis Henrique non è riuscito ad ambientarsi al meglio dopo il lungo infortunio di Dumfries. L’obiettivo per il 2026/27 è chiaro: cercare di ripetersi in Italia e migliorare la campagna europea conclusa troppo presto in questa stagione. La certezza di quest’anno è una sola: non è stato un miracolo, ma superiorità.

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22 anni. Appassionato di sport e geografia, ma non solo. Mi piace andare oltre la superficie delle cose e soffermarmi sui dettagli.

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