Casa del Giardino di Ercole, storia di un antico profumiere
Nel sito archeologico di Pompei, il martedì, è aperta al pubblico la domus e il suo giardino ricostruito filologicamente come uno spazio di duemila anni fa
La casa del giardino di Ercole, non lontano della porta Nocera dell’antica città, aggiunge un tassello alle attività svolte nel periodo romano. Si tratta, infatti, probabilmente, della casa di un profumiere. Non solo mura e stanze, quindi, ma il giardino, ricostruito filologicamente, racconta storie del mondo primo secolo d. C., bloccato nel materiale vulcanico dell’eruzione del 79.
E’ stata ripristinata, infatti, dopo studi iniziati già negli anni ’50, l’area verde con le sue 800 rose antiche, 1.200 viole, 1.000 piante di ruscus, oltre a ciliegi, viti e meli cotogni messi a dimora. Ad aggiungere bellezza e suggestione anche la riproposizione, nel larario posto in giardino, vicino al triclinio, della copia della statua di Ercole, trovata in loco. Realizzata in terracotta bianca che aiuta a ricostruire lo spazio così come venne trovato.
All’ingresso della domus una significativa scritta, CRAS CREDO, “si fa credito domani”, dà simpatici indizi sul senso commerciale della casa. La storia delle fasi costruttive è piuttosto lunga: inizia nel III a.C. come tipica casa a schiera, e dalla metà I secolo a. C. subisce vari rifacimenti: fu accorpata e demolita fino alla configurazione attuale. Infatti il giardino, dopo il terremoto del 62 d. C., acquisisce uno spazio speciale proprio nel momento in cui la struttura viene dedicata all’attività commerciale di produzione di piante e fiori per profumi. Sono stati trovati diversi oggetti e numerose boccette in vetro per realizzare questa attività
Gli scavi e le indagini sono stati eseguiti in diverse fasi: la casa è stata scavata nel 1953-54; il giardino è stato indagato nel 1971-72, ulteriori indagini sono state condotte nel 1985-88 e hanno permesso di ricostruire lo stato delle case dell’Insula 8 al momento dell’eruzione del 79 d.C., evidenziando numerosi rifacimenti. In particolare, alcuni ambienti della Casa del Giardino di Ercole contenevano materiali da costruzione in attesa d’uso. L’intervento di valorizzazione ha previsto il ripristino dell’originario piano di campagna e del sistema di irrigazione antico, unico nel suo genere a Pompei; la ricostruzione dei pergolati di viti e la piantumazione di specie botaniche documentate in epoca romana. Le indicazioni per la selezione delle essenze si basano sugli studi della botanica Wilhelmina F. Jashemski, che negli anni Cinquanta, durante i primi scavi dell’area, individuò pollini, spore, macroresti vegetali e riconobbe nel giardino una funzione produttiva.
Lo scorso dicembre 2024, a conclusione dei primi lavori di restauro è stata presentata la casa, in un momento in cui si stava ancora lavorando sul giardino. A raccontare allora la casa uno degli archeologi che ci ha lavorato: il professore Salvatore Ciro Nappo, Di seguito una video intervista dentro la domus.
Il progetto di ripristino del giardino, completato grazie a una collaborazione pubblico-privato, vede la sponsorizzazione dell’Associazione Rosantiqua che ha finanziato anche il sistema di irrigazione necessario per la sopravvivenza di questo angolo di verde. L’immissione delle ulteriori specie botaniche identificate storicamente ha consentito un’operazione di valorizzazione e ricostruzione filologica del giardino. Un ulteriore esempio a Pompei di proficua collaborazione tra pubblico e privato ma anche una testimonianza del dialogo tra archeologia, botanica e cultura sensoriale.
Inaugurata mercoledì 11 giugno 2025, a seguito degli interventi di riqualificazione e di valorizzazione di
alcuni spazi interni oltre che del giardino, la casa resterà aperta alle visite tutti i martedì come “casa del giorno”.
“A Pompei il paesaggio naturale e archeologico sono un tutt’uno. Questa fusione naturale lo era in antico e lo è tornata ad essere oggi, grazie ai progetti di cura delle aree verdi del Parco, che hanno restituito e valorizzato questa commistione. – dice il Direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel – Il verde di Pompei che un tempo era percepito come un problema di gestione e manutenzione, un elemento quasi separato dalle strutture archeologiche, oggi è riconosciuto come componente essenziale delle aree archeologiche, nonché del più ampio progetto di azienda agricola del Parco. Nelle tante attività di valorizzazione del sito, il supporto dei privati, dalle sponsorizzazioni tecniche alle partenership pubblico private, è sempre più fondamentale, e ringraziamo in tal senso per questo prezioso affiancamento.”
L’intervento ha previsto un accurato progetto di studio e di ricerca coordinato dall’Associazione ROSANTIQUA, presieduta da Michele Fiorenza, che ha visto la collaborazione scientifica di Antonio De Simone e Salvatore Ciro Nappo, per gli aspetti archeologici; di Michele Borgongino per gli
aspetti botanici; di Luigi Frusciante e di Gaetano Di Pasquale del Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II, per gli aspetti agronomici; Raffale Serafino per la direzione dei lavori.
Il progetto e i lavori sono stati coordinati dai funzionari del Parco Archeologico di Pompei, dai responsabili del progetto Paolo Mighetto e Maria Rispoli, da Anna Onesti e dall’Area Verde del Parco, Claudia Buonanno, Maurizio Bartolini, Halinka Di Lorenzo.
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