Bergamo Caporetto
Il Bayern Monaco schianta l’Atalanta con un umiliante 1-6.
Non ci sono giri di parole per descrivere quello che è successo ieri sera. Quella che doveva essere la notte magica della “Dea”, l’ultimo baluardo italiano in Champions League, si è trasformata nella peggiore disfatta europea della gestione Palladino. Un 1-6 senza appello che trasforma il match di ritorno a Monaco di Baviera in una pura formalità burocratica.
L’illusione dell’Atalanta è durata appena dieci minuti. Poi, la macchina da gol di Vincent Kompany ha preso il comando, evidenziando una differenza di passo e di qualità tecnica a tratti imbarazzante. Il crollo è stato verticale e rapidissimo: in 30 minuti il Bayern era già sopra di 3 gol, con le marcature di Stanisic, Olise e Gnabry. Il pressing uomo su uomo di Palladino, solitamente marchio di fabbrica e punto di forza, si è rivelato un suicidio tattico contro la velocità di Luis Diaz e Olise, che hanno saltato sistematicamente i difensori neroazzurri come birilli.
Nella ripresa gli uomi di Palladino ci hanno provato, sfortunatamente invano. Il Bayern ha continuato ha continuato a tenere il piede premuto sull’acceleratore e ha trovato la quarta rete con Jakson, la quinta con la doppietta di un indemoniato Olise e la sesta con un ritrovato Jamal Musiala, tornato in campo dopo l’infortunio horror al Mondiale per Club a luglio. Solo al 93′, con i bavaresi ormai in totale gestione e la testa già negli spogliatoi, Mario Pasalic ha trovato il gol della bandiera, rendendo appena meno amaro un passivo che resta comunque storico in negativo.
L’Atalanta esce dal campo con le ossa rotte e con la consapevolezza che il divario con le big, nelle serate in cui le luci brillano di più, è ancora un abisso che ad oggi per il calcio italiano sembra incolmabile. Resta l’orgoglio di una tifoseria che, nonostante l’umiliazione, ha applaudito i propri giocatori per tutti in 90 minuti e non ha assolutamente sfigurato.
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