And the winner is… Calcio!
La Spagna è campione del mondo. A New York la Roja supera l’Argentina 1-0 dopo i tempi supplementari e conquista il secondo titolo iridato della sua storia. A decidere una finale dominata dagli uomini di De la Fuente è Ferran Torres, che al 106′ trova il gol che spezza l’equilibrio e fa esplodere la festa spagnola.
La partita: il dominio spagnolo
Per oltre cento minuti la porta argentina sembra stregata. La Spagna costruisce occasioni in serie, ma trova davanti un Emiliano “Dibu” Martínez in versione monumentale, autore di una parata dopo l’altra. L’Argentina, invece, rinuncia quasi completamente a giocare: il piano partita di Scaloni è difendersi il più possibile, senza mai riuscire a ripartire con pericolosità. Il dato che fotografa la finale è impressionante: nei novanta minuti regolamentari l’Albiceleste non calcia nemmeno una volta verso la porta difesa da Unai Simón, praticamente uno spettatore non pagante.
L’episodio che cambia definitivamente la partita arriva nel recupero del secondo tempo. Al 93′, con la Spagna che amministra il possesso nella metà campo offensiva, Enzo Fernández perde la testa: già ammonito, interviene in ritardo su Cubarsí e viene espulso. Un fallo tanto duro quanto inutile, arrivato in una situazione in cui gli spagnoli non stavano creando alcun pericolo immediato e con il centrocampista argentino addirittura primo uomo nella pressione.
In inferiorità numerica, l’Argentina resiste fino ai supplementari, ma il fortino crolla al 106′. Ferran Torres trova lo spazio giusto e batte finalmente Martínez, firmando il gol che decide la finale. Solo al 118′ arriva il primo tiro argentino dell’intera partita, troppo tardi per riaprire il match. Il triplice fischio consegna alla Spagna il Mondiale.
Il post partita e il comportamento vergognoso dell’Argentina
La tensione accumulata durante la finale esplode dopo il triplice fischio. Tutto inizia con un gesto gratuito e gravissimo di Molina. Il terzino rifila un pugno nello stomaco a Rodri che correva ad esultare con i suoi compagni. Da lì, scatta il finimondo. I giocatori spagnoli intervengono per difendere il compagno, ma vengono assaliti dagli argentini, con Paredes in prima linea che tira pugni a Gavi ed Eric Garcia. Scene che rappresentano una brutta conclusione di una finale mondiale e che potrebbero portare a provvedimenti disciplinari.
Durante la premiazione, poi, i sudamericani hanno dato le spalle agli spagnoli per tutta la durata, dimostrando ancora una volta il poco spirito sportivo. Infine, i giocatori argentini si sono anche rifiutati di rilasciare dichiarazioni in sala stampa, con i giornalisti che li attendevano da diverse ore. Una vergogna in una finale mondiale.
Messi contro Yamal: è un passaggio di consegne?
Se per la Roja è il trionfo di una nuova generazione, per Lionel Messi la serata assume i contorni dell’epilogo più amaro. Quella che potrebbe essere stata la sua ultima partita con la maglia dell’Argentina in un Mondiale si chiude con una sconfitta che lascia inevitabilmente il segno. Il numero 10 prova a caricarsi la squadra sulle spalle, alternando giocate di classe a momenti di difficoltà contro il pressing spagnolo. Non riesce però a trovare la giocata decisiva che tante volte ha cambiato il destino della Selección. La sua corsa leggendaria in questo Mondiale si è spenta sul più bello, ma ha trovato contro un ostacolo troppo grande anche per uno dei migliori della storia dello sport.
Dall’altra parte, a 19 anni, Lamine Yamal ha già vinto tutto con la Nazionale spagnola: prima gli Europei del 2024, ora il Mondiale. Ma non si può dire sia stato un passaggio di consegne tra lui e Messi. Anche a causa di un infortunio non perfettamente smaltito, il torneo dello spagnolo non è stato entusiasmante. Un solo gol e pochissime giocate da Yamal, che lo hanno portato al secondo posto del Pallone d’Oro nel 2025. Il tempo è dalla sua parte e il potenziale resta immenso. Ma, almeno per ora, il paragone con Messi appare ancora prematuro. La finale di New York racconta soprattutto l’incrocio tra due epoche: quella di un fuoriclasse che potrebbe aver salutato il palcoscenico mondiale e quella di un giovane destinato a segnarne il futuro.
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