Violenza giovanile: quando il tifo è un pretesto
A Bergamo, giovane accoltellato sabato sera al culmine di una lite tra tifoserie interiste ed atalantine
Non è chiara la dinamica, che ha portato alla morte di Riccardo Claris . Il giovane 26enne, tifoso della Dea, si trovava in un bar a Bergamo con alcuni amici. All’ interno del medesimo anche alcuni tifosi interisti. Ci sono stati scontri verbali tra i due schieramenti. La rissa è continuata all’ esterno ed è culminata con una coltellata alla schiena, fatale per Claris. Il giovane, tifoso dell’ Atalanta, era un ex calciatore. Aveva militato nell’ Albinoleffe. Studente modello, laureato, si era specializzato in Lussemburgo e lavorava a Milano. L’ omicida è un giovane di 18 anni, Jacopo De Simone, fratellastro di Carmine , arrestato due mesi fa per l’ omicidio di Luciano Mottoni. Riccardo era un bravo ragazzo, che amava vivere lo sport, nella maniera più sana. Non era un violento, non cercava la rissa.
Sua sorella Barbara ha scritto a mano una lettera per esternare tutto il suo dolore e quello della sua famiglia: «Siamo tutti sconvolti non ci sono parole per descrivere ciò che proviamo. Riccardo era un bravissimo ragazzo, chi lo conosce lo sa! Qualsiasi cosa sia successa non era un violento, non era un criminale, non si meritava quanto successo. NIENTE GIUSTIFICA L’OMICIDIO, comunque! Il nostro dolore non passerà MAI. Dovremo conviverci consapevoli che per perdere la vita è sufficiente trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato».

Anche Bergamo si è stretta intorno alla famiglia. La tifoseria atalantina ha esposto uno striscione durante la partita col Monza. CLARIS OVUNQUE CON NOI. E, al 5° minuto, entrambe le curve hanno applaudito in memoria di Riccardo.
Al di là del fatto di cronaca di per sé sconcertante, quello che più preoccupa è questa assurda violenza, senza vere e proprie motivazioni scatenanti. Ragazzi che hanno a portata di mano coltelli o pistole. Fanno risse, furti, stupri, spacciano droga. Non hanno regole sociali. Non riescono ad empatizzare con l’ altro, dominati da un individualismo estremo , che diventa egoismo. Nel caso in cui commettano violenza non si pentono. Non provano vergogna, come se non si rendessero conto della gravità delle loro azioni. Quasi non fossero consapevoli della necessità di condividere regole di comportamento nella società . Società che deve farsi carico di certe problematiche, soprattutto nell’ educazione. La famiglia e la scuola per esempio, potrebbero educare al rispetto dell’ altro, al sentimento, all’affettività. I modelli positivi possono scardinare questa spirale di violenza, entrata ormai nella quotidianità tra i giovani.
Foto in evidenza: Rai News
Foto all’ interno: Tutto Atalanta
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