Riforma del condominio: cosa cambia per amministratori e condòmini
Il nuovo disegno di legge AC 2692, promosso da Elisabetta Gardini e sostenuto da Fratelli d’Italia, introduce una serie di cambiamenti significativi nella gestione dei condomini, a distanza di 13 anni dall’ultima riforma. Presentato il 17 dicembre a Roma, il testo mira a rafforzare la trasparenza e la professionalità nella gestione condominiale, con particolare attenzione ai pagamenti e ai requisiti degli amministratori.
Requisiti più severi per gli amministratori
La novità principale riguarda l’obbligo di possedere una laurea (anche triennale) in ambito economico, giuridico, scientifico o tecnologico per poter esercitare la professione di amministratore di condominio. Non sarà più sufficiente il diploma di scuola superiore, nemmeno per chi svolge l’attività in modo occasionale. Sono esentati solo coloro che, all’entrata in vigore della legge, risultano iscritti ad albi o ordini professionali tecnici. Tutti gli amministratori dovranno iscriversi a un apposito elenco presso il Mimit, pena una sanzione amministrativa da 1.032 a 5.160 euro. Rimane obbligatoria anche la formazione continua prevista dal decreto 140/2014.
Revisore contabile obbligatorio nei grandi condomini
Per i condomini con più di venti unità, sarà necessario nominare un revisore contabile, incaricato per due anni non rinnovabili, che dovrà certificare la correttezza dei bilanci secondo criteri più rigorosi. Anche i revisori dovranno essere iscritti a un elenco nazionale. Viene inoltre istituzionalizzata la figura del responsabile dei dati personali, nominato dall’assemblea. Un aspetto positivo è il rinnovo automatico dell’incarico dell’amministratore, salvo diversa decisione dell’assemblea.
Pagamenti solo tracciabili e detraibilità delle spese
Tutti i pagamenti condominiali dovranno avvenire tramite conto corrente bancario o postale, eliminando l’uso del contante. Si propone inoltre la detraibilità delle spese ordinarie nella dichiarazione dei redditi, per incentivare la regolarità e ridurre il carico fiscale. Ogni movimento finanziario dovrà essere tracciato per contrastare l’evasione.
Creditori e morosità: cosa cambia
La riforma introduce la possibilità per i creditori di agire direttamente sul conto corrente condominiale, senza dover citare singolarmente i condòmini morosi. In caso di bilancio negativo, anche chi è in regola con i pagamenti potrà essere chiamato a coprire i debiti, mantenendo però il diritto di rivalersi sui morosi. Per questi ultimi, i tempi per il recupero crediti si allungano: l’amministratore potrà richiedere decreti ingiuntivi solo dopo l’approvazione del rendiconto, che può avvenire entro 180 giorni dalla chiusura dell’anno contabile.
Sicurezza e lavori: nuove regole
Per la sicurezza delle parti comuni sarà obbligatoria una certificazione da parte di una società specializzata e, in caso di inerzia dell’assemblea, l’amministratore potrà ordinare direttamente i lavori necessari. Per la manutenzione straordinaria, il fondo spese dovrà essere costituito subito, senza possibilità di raccogliere progressivamente i versamenti. L’obiettivo è garantire maggiore trasparenza e sicurezza, anche se i condòmini regolari rischiano di dover anticipare i costi per coprire le morosità altrui.
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