Il “No” vince il referendum sulla giustizia: bocciata la riforma voluta dal governo Meloni

Il “No” vince il referendum sulla giustizia: bocciata la riforma voluta dal governo Meloni

Il “No” ha trionfato nel referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, svoltosi il 22 e 23 marzo 2026. I cittadini italiani hanno respinto la legge approvata dal Parlamento, ponendo fine a un lungo braccio di ferro tra il governo e la magistratura.

I dati del voto

Secondo le prime proiezioni, il “No” si è attestato intorno al 53-54% e il “Sì” al 46-47%. Un risultato netto, che riflette una spaccatura del Paese comunque significativa. L’affluenza ha sorpreso tutti: ha votato oltre il 58% degli aventi diritto, un dato record per un referendum, ben lontano dal 29,8% registrato alle consultazioni del 2025 e dal 20,4% del 2022.

Cosa prevedeva la riforma

La legge respinta avrebbe modificato sette articoli della Costituzione, introducendo tre grandi novità: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, con l’impossibilità di passare da un ruolo all’altro; la scissione del Consiglio Superiore della Magistratura in due organismi distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri; la creazione di una nuova Alta Corte Disciplinare, composta da quindici giudici scelti tra professori, avvocati e magistrati sorteggiati, con il compito di gestire i procedimenti disciplinari.

Le reazioni

Dalla parte del “No”, il risultato è stato accolto con soddisfazione. L’Associazione Nazionale Magistrati ha seguito il conteggio con attenzione e le prime proiezioni hanno suscitato applausi nella sede milanese dell’organizzazione. Sul fronte opposto, il centrodestra ha sottolineato di aver mantenuto un impegno preso con gli elettori. La presidente del Consiglio Giorgia Melosi aveva votato nella mattinata di lunedì, così come il vicepremier Antonio Tajori e il segretario della Lega Matteo Salvini.

Il significato politico

La vittoria del “No” ha un peso politico che va oltre il singolo quesito. La riforma era un pilastro del programma di governo e il risultato del voto rappresenta un segnale diretto all’esecutivo. L’alta partecipazione ha cambiato le previsioni della vigilia: gli analisti ritenevano che una maggiore affluenza avrebbe favorito il “Sì”, ma così non è stato. I cittadini hanno detto no a una modifica costituzionale che, secondo i contrari, avrebbe indebolito l’indipendenza della magistratura e alterato gli equilibri tra i poteri dello Stato.

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