Il fascino del male
Delitti e misteri. Perché la nostra mente ne è attratta
Sempre maggior interesse suscitano i casi di cronaca nera. Nuove serie, podcast, libri e documentari raccontano i misteri, che si celano nei delitti nostrani. Si vagliano prove, si intervistano testimoni o colpevoli, tutto a favore di telecamera.
E’ successo, per esempio, nel caso di Yara Gambirasio, la tredicenne scomparsa e trovata morta alcuni mesi dopo, in un campo a Chignolo d’ Isola. Le indagini hanno portato all’ incriminazione un muratore, Massimo Bossetti. Tracce del suo DNA erano sul corpo della vittima. Netflix ne ha fatto un documentario in 5 episodi, nei quali ripercorre tutta la vicenda investigativa. Non tralascia la parte emozionale del paese, sconvolto dalla tragedia, che ha colpito la famiglia Gambirasio. Nel finale viene intervistato l’ assassino, che racconta il momento del suo arresto.
Grande scalpore, ma anche un notevole successo ha destato la miniserie in 4 puntate Avetrana. Qui non è Hollywood”, che racconta il caso di Sarah Scazzi, uccisa dalla cugina, con la complicità della zia. Il padre si è sempre professato l’ unico colpevole, ma i gli investigatori lo ritengono estraneo all’ omicidio.
Entrambe queste storie, così come tante altre, hanno sconcertato l’opinione pubblica per la brutalità dei fatti e soprattutto per le caratteristiche delle vittime.


Ma perché siamo così attratti dai crimini violenti?
Secondo gli esperti una causa potrebbe essere una sorta di una simulazione mentale, denominata preparedness theory, atta a rispondere ai pericoli, come per esempio aggressioni o omicidi.
Un altro motivo può essere l’ empatia verso la vittima. Identificarsi col suo dolore può rafforzare il senso di giustizia e di una società più sicura.
Di contro c’è quella che gli esperti definiscono morbid curiosity, una forma di curiosità che spinge a esplorare il macabro e il proibito.
Nonostante il fascino che esercita, scavare nel male solleva anche questioni etiche. Spettacolarizzare la sofferenza può portare a una disumanizzazione delle vittime e a un’idealizzazione dei colpevoli.
Il confine tra interesse giornalistico e spettacolarizzazione è molto sottile e un approccio troppo sensazionalistico potrebbe generare un impatto negativo sulla società, influenzando negativamente i giovani e normalizzando comportamenti deviati.
“Chi combatte con i mostri deve fare attenzione a non diventare esso stesso un mostro. E se guardi a lungo nell’abisso, l’abisso guarderà dentro di te”
Friedrich Nietzsche
Foto in evidenza: Dreamstime.com
Foto all’ interno: Il Riformista, Virgilio
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