Il cibo degli antichi Ercolanensi in mostra

Apre a Villa Campolieto la mostra Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola a Ercolano. Fino al 31 dicembre 2025 saranno esposti pani, frumenti, oggetti dell’antica città distrutta dal Vesuvio.
Come e cosa mangiavano gli antichi romani? Uno squarcio, immobilizzato nel tempo, di questa dimensione è stato trovato nel sito di Ercolano, sotterrato da materiale piroclastico del Vesuvio nel 79 d.C. Oggetti, utensili, forni, ma anche tavoli e cibo, dalle olive al farro, dal pane al pepe, al formaggio, alle uova, sono rimasti intatti nei secoli per poi essere osservati nel cannocchiale della storia.
Il parco Archeologico di Ercolano, in collaborazione con la Fondazione Ente Ville Vesuviane, ha organizzato dal 28 marzo al 31 dicembre 2025 un’esposizione che mette in evidenza tutta la straordinarietà in questo senso del sito di Ercolano. In mostra si possono vedere oggetti e anche i cibi d’epoca che sono stati ritrovati intatti e protetti dalle coltri dei flussi e delle nubi ardenti.
Sono quattro gli ambiti ricostruiti e studiati, corrispondenti a quattro ambienti ridelineati in quattro sale della splendida villa Campolieto: Gli oggetti inseriti in apposite bacheche ricostruiscono ambienti antichi contaminati da sguardi contemporanei, anche da strutture contemporanee. Domina il bianco delle pareti che quasi gioca al contrasto con tutti i residui organici antichi ma carbonizzati. Ogni tema si sviluppa in una stanza costruita nella stanza, una dentro l’altra : ogni parete permette di lasciarsi dietro le spalle la bellezza della villa e tuffarsi in questo viaggio nell’antico, posto a confronto con la nostra realtà. Si racconta del mondo del pane, della cucina – latrina, del mercato e della convivialità del banchetto.

Non possono non colpire i pani carbonizzati, con tanto di segno marcato MV, o con decorazioni floreali. Vedere che tra farro e grano compare il favino che oggi non viene più mangiato. Nella ricostruzione della cucina viene riproposta la prassi antica di trovare latrine e banconi di cucina insieme e soprattutto la possibilità, a pavimento, di trovare il residuo organico accompagnato da vasellame o lucerne e o vetri gettati negli scarichi, proveniente dall’Insula Orientalis II, una grande fossa settica (collettore) lunga oltre 85 m, larga 0,80 m, con un’altezza compresa tra i 2 ed i 3,5 m. Molto ironica la possibilità di farsi un selfie seduti sulla latrina d’epoca ricostruita.
In questo secondo ambiente è stato ricostruito il contenuto di una cassa in legno rimasta intatta e conservata nel piano ammezzato, adibito a dispensa, della bottega n. 1 del Decumano Massimo di Ercolano. Originariamente contenuti in sacchetti di tela, si sono trovati fichi, mandorle, cipolle, noccioli di olive (Olea europaea), datteri, galle di quercia, semi di miglio (Panicum miliaceum), piselli, farro, pinoli, pigne e favino (Vicia faba var. minor).









Il mondo del mercato, con le sue anfore e anche i suoi denari sono ben rappresentati in una stanza in cui gli oggetti sono alternati ad affreschi provenienti dal MANN. L’ultima sala invece offre uno spaccato di un banchetto, dalle uova appunto alla frutta, passando per il racconto dell’utilizzo anche di spezie che vengono da lontano come il pepe (trovato a Pompei). Un racconto di cosa si mangiava di mattina o di sera e di come certe passioni culinarie restino.
In un secondo momento verrà pubblicato anche un catalogo. La mostra diventa un momento di approfondimento perchè verranno fatte delle analisi aggiuntive su alcuni cibi non ancora studiati. Sono state annunciate poi una serie di iniziative per conoscere meglio il mondo culinario antico.
Il direttore Francesco Sirano presenta la mostra con orgoglio, insieme ai suoi collaboratori. Per lui è il terzo momento di un progetto annunciato e realizzato che ha visto lo studio-mostre sugli ori, sui legni, e ora sul cibo. Riportiamo qui due battute durante la conferenza stampa e inaugurazione .
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