Bodø/Glimt, è davvero una sorpresa?
L’exploit contro l’Inter è probabilmente un picco irraggiungibile nel futuro, ma è anche il frutto di un percorso che viene da lontano.
Negli ultimi anni sta fiorendo il grande calcio anche oltre il Circolo Polare Artico. Da una piccola città di appena 52mila abitanti, una banda di ragazzi terribili sta conquistando il cuore degli appassionati in tutto il mondo. A capo di questo gruppo, c’è una mente geniale: Kjetil Knutsen. Un vero self-made coach, che è partito dalle ultimissime divisioni locali ed è arrivato fino alla Champions League. Dopo 12 anni di carriera in quinta e quarta serie, arriva la chiamata del Bodø/Glimt, in quel momento nella categoria cadetta. Scatta l’amore. Primo anno, promozione in Eliteserien, in cui il club non riusciva a rimanere stabilmente da più di un decennio. L’obiettivo della stagione successiva era chiaro: bisogna evitare la retrocessione. Knutsen e il Bodo non solo si salvano, ma arrivano secondi in campionato. Era il 2019, e in quella rosa già c’erano nomi che ancora oggi rappresentano la spina dorsale della squadra: Haikin, Bjorkan, Berg, Evjen e Hauge. L’anno successivo, arriva la consacrazione: dominio e vittoria del campionato per la prima volta di un club della Norvegia del nord. Un avvenimento storico, anche a livello sociale, per una zona spesso dimenticata non solo dai turisti, ma anche dal Governo Centrale. Questo è solo l’inizio di un percorso straordinario.
In quella stagione, tra l’altro, ci fu anche il primo incrocio con l’Italia e con San Siro: ai preliminari di Europa League, è Milan-Bodø. Finisce 3-2 per il Diavolo, ma resta la prestazione commovente dei norvegesi, oltre all’eurogol di Jens-Petter Hauge, che sarà acquistato dai rossoneri la stagione successiva.
A quel punto, tutta Europa inizia a puntare i riflettori su Bodø, perché il dominio in patria non è stato casuale, bensì il frutto di un modo di giocare innovativo ed estremamente difficile da leggere per gli avversari. Laddove non arriva la tecnica dei giocatori, compensa la strettissima rete di triangolazioni: un’organizzazione difficile da trovare in una squadra di calcio, ma che è riscontrabile in altri sport con spazi ridotti, come il futsal. Da questa base è sorto il dominio degli anni successivi.
Nel tempo, le soddisfazioni sono state parecchie: sono arrivati altri trofei, i quarti di finale di Conference League, con annesso 6-1 alla Roma nei gironi, e una qualificazione sfiorata in Champions, in cui furono eliminati dalla Dinamo Zagabria ai supplementari dell’ultimo turno dei preliminari. La consacrazione in campo europeo arriva nella stagione 2024/25. I gialloneri vengono eliminati solo in semifinale dal Tottenham, dopo aver sbattuto fuori anche la Lazio di Baroni.
Quest’anno è arrivata la prima storica qualificazione in Champions League. Nonostante un inizio stentato, col passare delle partite è aumentata la fiducia nei propri mezzi: la sconfitta contro la Juventus in extremis fa scattare qualcosa. Da quel momento, nelle ultime tre gare arrivano 7 dei 9 punti totalizzati, contro squadre di livello assoluto (2-2 a Dortmund contro il Borussia, 3-1 in casa contro il Manchester City, 1-2 a Madrid contro l’Atletico) e strappano il pass qualificazione per la differenza reti. Ai playoff sappiamo già com’è andata.
Non è stato solo un percorso fortunato: quella del Bodø/Glimt è una storia di riscatto, di Davide che sconfigge Golia, di una squadra con un monte ingaggi inferiore ai 10 milioni che elimina i vicecampioni d’Europa, di idee che prevalgono sullo sperpero dei milioni. È la storia di grandi imprese, ma anche di dolorose sconfitte, che hanno forgiato questi ragazzi del Nord della Norvegia. Minimizzare il tutto parlando di campo impraticabile o di grande freddo è l’errore più grande: guai a sottovalutare questa squadra. A Bodø non stanno vivendo una favola. Stanno costruendo un modello. E il bello è che potrebbe non essere finita qui.
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