Che il Doriforo torni a Stabiae!

Che il Doriforo torni a Stabiae!

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A Castellammare l’ evento per presentare il catalogo del museo archeologico Libero D’Orsi è stato l’occasione per riparlare della statua che da Stabiae, passando per mercati clandestini, è approdata nel museo archeologico del Minnesota

Castellammare rilancia Stabia, la parte antica, romana della città, sotterrata dal Vesuvio nel 79 d.C. e nota per essere la città dove morì anche Plinio il Vecchio. Luogo ameno, che nel primo secolo ha dato vita a un paesaggio pieno di ville di bellezza straordinaria, ma che aveva una sua vitalità manifestata anche in tutto il territorio. Nel teatro Supercinema la cittadinanza stabiese è stata invitata per presentare il catalogo delle opere esposte nel museo, aperto con nuovo allestimento nel 2024, dedicato all’ “archeologo romantico” che è stato Libero D’Orsi ( fu lui a riscavare negli anni cinquanta l’antica città). Ma questa pubblicazione è stata solo un pretesto per rilanciare l’antica città. Un convegno e luogo di dibattito.

Il cuore della serata è stato legato al Doriforo, la statua proveniente da ritrovamenti della collina di Varano, zona di castellammare dove si trovavano le ville romane, e ora pezzo di punta esposto nel museo di Minneapolis. E a parlarne un po’ tutti, dal direttore del Parco Archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel, alla direttrice del museo Libero d’Orsi Maria Rispoli, e soprattutto il procuratore della Repubblica del tribunale di Torre Annuziata Nunzio Fragliasso che ha ripercorso le tracce di un’indagine in corso.

Sono tutti d’accordo che la statua proveniente da Stabia debba tornare a casa. Contatti tra il Parco e il Museo di Minneapolis sono stati avviati ma non hanno dato i risultati sperati. In effetti per un museo, per il quale questa staua rappresenta un oggetto molto importante, restituirla rappresentarebbe un danno. Però le premesse legali affinchè ciò avvenga ci sono tutte.

Questa statua deve tornare in Italia, – ha affermato il procuratore Nunzio Fragliasso della Repubblica di Torre Annunziata – non solo perché concorre ea fondare l’identità culturale di questa città ma dell’italia. E’ giusto che se ne parli e se ne deve parlare. Più se ne parla meglio è perché non deve cadere un’altra volta nel dimenticatoio e nel silenzio. Così conclude il procuratore Nunzio Fragliasso il quale ha dettagliato tutto il viaggio e le complessità della storia legata a questa statua che , dal 2022, è oggetto di un provvedimento di Confisca realizzato dal GIP di Torre Annunziata. Un provvedimento che, sottolinea il procuratore, non deve restare carta straccia“.

La storia di una statua trafugata ed ora nel museo di Minneapolis

Il Procuratore Fagliasso ha ripercorso dettagliatamente tutte le fasi di questa lunga e complessa storia. La splendida statua del Doriforo, simile a una con lo stesso soggetto trovata anche a Pompei, venne rinvenuta a Stabia, nella zona dell’odierna Varano, durante gli scavi per la costruzione di una scuola. Erano gli anni 70, tra il 1975-76. Nel 1980 venne esposta nel museo di Monaco di Baviera, ma subito arrivarono i problemi. Durante una trassmissione di Rai 2 , Migranti di Pietra, l’avvocato Cucci esibì la prova di alcune foto del Doriforo scomposto in pezzi. Questa trasmissione ebbe un eco mediatico immediato in Francia e in Germania anche. In una nota autografa il proprietario della statua Elie Borowski, sebbene parlasse di un’acquisizione legale e sottolineasse che la statua fosse stata trovata in mare, in una zona internazionale (quindi non italiana) dichiarò che quelle foto erano sue, realizzate nel suo studio, e gli erano state trafugate: la statua era in pezzi e una restauratrice se ne stava occupando. Ora per la legge se si trova un reperto in suolo italiano è proprietà dello Stato italiano ( legge del 1939, la 1089 e altre) quindi il punto fondamentale è che questa statua si considera proveniente da acque internazionali.

Un dato che viene disconfermato da una serie di indagini realizzate sia quando fu trovata la stuatua, sia in Germania: tutti i documenti di analisi concordano nel sottilineare che il Doriforo fosse ricoperto di terra, di cui si trovano tracce di depositi. Ma nonostante questo negli anni 80, a Monaco, venne sequestrata solo dal 3 febbraio 1984 al 27 giugno 1985, perchè i tribunali tedeschi non ritennero avere prove della provenineza clandestina dell’opera.

Nuove indagini, fino al provvedimento di confisca

Ma le indagini riaperte negli anni 2020 dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata ha dato portato a nuovi risvolti. La buona fede, fondamentale nei rapporti internazionali, è venuta meno: è stato provato che il museo di Minneapolis avrebbe comprato la statua, per la cifra di due milioni e mezzo di dollari negli anni 80, sapendo che era un furto. Infatti a riprova ci sarebbero documenti interni al museo, già consegnati alla Procura italiana tempo fa, in cui in uno scambio epistolare tra funzionari del museo sottolineano apertamente la necessità di non dire ad “alta voce” che la statua proviene da sotto terra altrimenti potrebbe venire fuori che è un “vecchio furto”. La parola furto viene apertamente usata. E poi i due si consigliano di smettere di ripetere il racconto di Borowski che fosse un’opera italiana trovata in mare negli anni 30, cioè prima della legge del 1939 che tutela i reperti: questo è considerato un ‘trucco comune’. Ma piuttosto si sarebbe dovuto non identificare nessun altro paese di origine se non quello dal quale fu spedito negli Stati Uniti, cioè Tel Aviv. Infatti la statua dalla Germania va poi in Israle e poi in USA.

Il punto è che il Museo di Minneapolis, per quanto abbia speso tantissimi soldi per acquisire l’opera, in realtà sapeva che fosse, come apertamente detto da funzionari del Museo, un’acquisizione illegale. Questo fa crollare l’ipotesi di un’acquisto in buona fede. Ora la Procura di Torre Annunziata ha fatto partire dal 18 gennaio 2022 un provvedimento di confisca della statua a cui, purtroppo, nonostante 3 solleciti non si è avuto riscontro. Per questo l’invito del Procuratore Fagliasso è non far ricardere nell’oblio questa storia, soprattutto utilizzando la stampa.

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