Domus. Gli arredi di Pompei

Domus. Gli arredi di Pompei

Si inaugura il nuovo allestimento del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, un modo per entrare davvero nelle case del primo secolo.

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli sta vivendo una piccola rivoluzione. Purtroppo per i visitatori dell’ultimo perido molte zone sono state chiuse, per modifiche di allestimenti. In attesa di percorsi del museo rinnovati. Varie le novità il 30 giugno. Innanzitutto riapre la sezione degli affreschi con l’illuminazione rinnovata.

Apre pure, l’inaugurazione è alle 18 e resta visitabile a partire dalle 20 nelle aperture serali , al secondo piano, il nuovo allestimento “Domus. Gli arredi di Pompei”. Sono stati messi in mostra circa duecentocinquanta reperti, in gran parte ‘conservati’ nei depositi. Sedute, sgabelli, panche, tavoli, monopodi, bracieri, lucerne, scaldavivande, candelabri, tazze, sculture, ornamenti da fontana, oscilla, affreschi, provenienti dalla zona vesuviana, lasciano immaginare concretamente come erano arredate le case nel primo secolo.

Il percorso si apre con uno spazio immersivo ispirato alla Casa del Fauno, in cui, grazie alle nuove tecnologie, ci si rende conto di come era costruita una antica domus. Una chiave di lettura per tutti gli oggetti collocabili nei vari ambienti antichi. A parlare nel video che ricostruisce le parti della dimora, i suoi oggetti è la stessa casa in prima persona , voce narrante del piccolo viaggio immersivo.

La prima sala un esempio di come poteva essere la decorazione scultorea delle case pompeiane, con attenzione ai giardini. Ci sono alcune pitture di giardini che ampliavano lo spazio degli ambienti delle case, una serie di statue- fontane, spicca la presenza di apollo citarista (dal termine greco κιθἆρα, era il suonatore di cetra). dall’omomonima casa. “E’ stata l’occasione di recuperare materiali nascosti nei depositi da sempre“, racconta Ruggiero Ferrajoli, uno dei curatori. Le sale successive raccontano in oggetti di vita quotidiana come si vedeva al buio (lucerne), ci si scaldava o si scaldavano i cibi. E ben si vede vista la presenza di una serie di oggetti della stessa tipologia che insieme fanno capire quanto fosse comune avere scaldavivande o bracieri. Un monumentale portalucerne impreziosito da superfici ageminate in rame e argento, con elementi scultorei quali un giovane Dioniso a cavallo di una pantera e una piccola ara accesa; un raffinato tavolino pieghevole con complesso meccanismo per il trasporto; un tavolino con monopodio a sfinge, ricco di motivi decorativi, dalla sfinge accovacciata al busto di Atena, fino alla cornice bronzea del piano marmoreo. Molti tavolini erano stati smembrati ma sono stati ricomposti dopo un serio lavoro tra i documenti di inventario per rimettere assieme le parti. Altri invece, come quello i cui piedi provengono dalla casa del Fauno mentre il piano è una ricostruzione ottocentesca, realizzata dopo il ritrovamento della domus. “I piedi di tavolo – racconta Ferrajoli- sono quelli della casa del Fauno, già esposti, ma gli abbiamo riassociato il piano ottocentesco fatto poco dopo il rinvenimento della casa. Ci è arrivata subito una suggeestione: la decorazione del piano ottocentesco è anomalo anche per un piano d’epoca ma guardandolo con attenzione, per i cormatismi e le losanghe nere, ci sembra che l’ ispirazione sia legata alla losanghe dell impluvium della casa pompeiana“.


Di grande suggestione anche la Sala dei Grifi, che invita a riflettere sulla fortuna delle città vesuviane e sulla storia stessa del Museo; la sala prende il nome dagli arredi ottocenteschi oggi nuovamente visibili, dopo una lunga permanenza nei depositi: due grandi panche, un tavolo e vari supporti per vetrine, realizzati nel 1870 su iniziativa di Giuseppe Fiorelli, allora Direttore del Museo e degli Scavi di Pompei, ispirandosi a un originale pompeiano con piede a forma di grifo, anch’esso esposto. L’ambiente è completato da una copia del celebre Narciso di Vincenzo Gemito (l’originale si trova nella sala 91) e da una selezione di acquerelli, incisioni e fotografie che documentano la ricezione moderna di Pompei.


Curato da Massimo Osanna, Andrea Milanese e Ruggiero Ferrajoli, con la collaborazione di Luana Toniolo, il progetto intende raccontare, suggestionare in un viaggio coinvolgente. Come commenta il Direttore generale Musei, Massimo Osanna:
“Con questo nuovo allestimento restituiamo centralità al racconto dell’abitare antico offrendo ai pubblici l’opportunità di entrare nelle domus pompeiane con uno sguardo rinnovato. Oggetti a lungo custoditi nei depositi, molti dei quali restaurati per l’occasione, tornano visibili e assumono nuova voce, raccontando storie di quotidianità, di gusto e di rappresentazione. È un percorso che unisce ricerca, tutela e
valorizzazione, per rendere il museo sempre più un luogo vivo, capace di accogliere e coinvolgere
”.



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