Notti tragiche

Notti tragiche

Buio totale. Italia sconfitta ai rigori dalla Bosnia, e per la terza volta di fila, non riusciamo a qualificarci ai mondiali.

Il baratro è diventato ufficialmente un’abitudine. La notte che doveva sancire il ritorno dell’Italia nel calcio che conta e che invece si è trasformata nell’ennesimo capitolo di un’agonia sportiva senza fine. Sono 12 anni che non riusciamo a qualificarci ai mondiali. Un’intera generazione di piccoli italiani non ha mai visto la nostra nazionale giocare un mondiale di calcio. Dovranno cadere un po’ di teste ma, forse, nemmeno quello basterà per risollevare l’animo calcistico di una nazione, un tempo grande, che ora naufraga nella disperazione e l’irrilevanza. Di solito si dice che quando si tocca il fondo si può solo risalire, la notte di Zenica ci ha dimostrato il contrario.

Ma ora mettiamoci davanti ad uno specchio e parliamoci onestamente faccia a faccia: la nazionale scesa in campo non meritava di qualificarsi. A cominciare dall’allenatore, fino al povero Kean che, quantomeno, ci ha provato fino alla fine, anche da mezzo infortunato.

Lo spartito della partita è stato chiaro fin dal primo minuto ed è rimasto costante per tutti e 120: la Bosnia ci ha completamente schiacciato, fisicamente e calcisticamente. Paradossalmente passiamo avanti noi ma, per amor del vero, bisogna dire che il gol se lo fanno praticamente loro: rinvio scellerato di Vasilj e pallone regalato a Barella che serve rapidamente Kean. L’11 azzurro di prima intenzione piazza sotto la traversa l’1 a 0. Questa sarà, fino alla fine del primo tempo, l’unica azione offensiva dell’Italia. La Bosnia ci mette sotto e ci schiaccia nella nostra area di rigore, con numerosi cross soprattutto dalla fascia sinistra (Dimarco infatti uscirà da peggiore in campo, e in questo contesto ce ne vuole). Al 20′ i bosniaci creano una buona occasione con un tiro di Basic respinto bene da Donnarumma. Poi al 41′ ecco il suicidio calcistico: Donnarumma rinvia da fondocampo. Un pallone pessimo e lentissimo viene intercettato dal centrocampo della Bosnia e Memic viene lanciato in profondità nell’uno contro uno in allungo con Bastoni. Lanciamoci adesso in un flashback: finale Europei 2021, Italia-Inghilterra. Siamo oramai alla fine della partita, minuto 96′, sull’1 a 1. Saka a centrocampo supera Chiellini e il centrale italiano lo affossa, prendendosi il cartellino giallo. L’ex centrale ha calcolato tutti i rischi della situazione ed ha poi dichiarato a “The Overlap” (podcast inglese), che probabilmente se avesse rischiato l’espulsione, non sarebbe mai intervenuto. Qui c’è la differenza tra un difensore dell’elite calcistica ed un buon centrale, e quindi torniamo al presente: Bastoni, con l’avversario decentrato sulla fascia, in vantaggio di una rete e con un altro tempo intero da giocare, piuttosto che far passare il bosniaco e forse prendere la rete del pareggio, decide di buttare giù l’avversario con un intervento scoordinato e farsi espellere. Rosso sacrosanto ed Italia in 10 per i restanti 80 minuti con i supplementari.

L’andazzo non cambia nel secondo tempo con Gattuso che sostituisce un incolore Politano per Palestra, sperando di stare più coperti. I problemi però arrivano tutti dalla fascia opposta ed al 52′ la Bosnia ha un’altra buona occasione, con un tiro da fuori deviato da Donnarumma. Al 59′ però abbiamo l’occasione di chiudere i giochi: Kean intercetta nella sua metà campo un pallone e si lancia da solo in contropiede. Dopo 80 metri palla al piede però, a tu per tu con il portiere bosniaco, spara alto il colpo del ko. E si ritorna a soffrire. Al 71esimo solo una parata prodigiosa di Donnarumma ci mantiene in vita ma, da lì a poco, crolliamo. 79′, cross ancora dalla sinistra con Dimarco (che ancora non ci spieghiamo come mai fosse ancora in campo) che buca l’intervento. Dzeko sovrasta Mancini e Donnarumma fa un altro miracolo ma non può nulla sulla ribadita a rete di Tabaković. All’86esimo ancora Donnarumma sventa un grande colpo di testa di Bajraktarević e così finiscono i tempi regolamentari.

Poco da segnalare nei supplementari: l’Italia reclama un rosso per l’intervento di Muharemovic su un Palestra involato a rete (ed effettivamente ne ha tutto il diritto), poi al 105′ una buona parata del portiere bosniaco su un colpo di testa da posizione defilata di Pio Esposito. Al 118′ bussa ancora la Bosnia ma il tiro di Tahirović termina fuori di poco.

Ultima stazione della via crucis: lotteria dei rigori, dal dischetto sbagliano Pio Esposito e Cristante, e siamo fuori.

Gattuso nel post partita parlerà di buona prestazione ma, onestamente, facciamo fatica a capire a che cosa si riferisse. L’Italia per tutta la partita è stata una carcassa, un guscio vuoto spintonato qua e la dalla Bosnia. I giornali titoleranno ancora “Vergogna” ma la realtà è che il sentimento del tifoso italiano ormai è la rassegnazione, la cupa indifferenza.

L’Italia del calcio è una nobile decaduta che ha smesso di lottare, e la notte di Zenica è il suo definitivo certificato di irrilevanza.

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