Come Spalletti sta facendo risorgere la Juventus

Come Spalletti sta facendo risorgere la Juventus

Un’analisi tattica sul momento di grazia dei bianconeri.

La Juventus è una delle istituzioni più importanti del calcio sia italiano che mondiale, ma anche una di quelle che ha commesso un bel pò di errori negli ultimi anni. Dal 2021 ad oggi, i bianconeri sono la squadra di Serie A con il maggior numero di soldi investiti sul mercato (circa 930 milioni di euro) e con il secondo tetto ingaggi più alto (123 milioni di euro), dopo l’Inter. Nonostante le esorbitanti spese, negli ultimi anni la Juventus non è mai arrivata oltre il 3° posto in campionato ed in Champions League non ha mai superato gli ottavi di finale.

Tra tutti questi errori di gestione e mercato, la società bianconera ha forse fatto centro con la scelta del proprio allenatore. Dopo la deludente stagione di Thiago Motta e l’inizio tutt’alto che scoppiettante di Igor Tudor in questa stagione, subentra Luciano Spalletti. Ecco che, immediatamente, la musica cambia. La squadra sembra rinvigorita, sicura di sè e dominante, ma come mai? Proviamo a spiegarlo.

Ricorderete tutti sicuramente il Napoli straordinario di Spalletti, che ha stravinto la Serie A dominando in lungo e in largo, ma la cosa curiosa è che questa Juventus non è un tentativo del tecnico di Certaldo di riprodurre quella squadra. Sì perchè da quando si è seduto sulla panchina bianconera, Spalletti ha lasciato la struttura della squadra praticamente invariata. La Juve gioca ancora con il 3-4-2-1 e, difensivamente, mantiene i numeri dell’esperienza Tudor, restando comunque una delle squadre con meno gol subiti in campionato. Quello che Spalletti sta facendo, riuscendoci ad oggi egregiamente, è dare alla Juve un’identità offensiva ben precisa, mirata alla risoluzione di un problema sempre più presente nel calcio moderno e nella nostra Serie A: l’ascesa della difesa orientata sull’uomo.

Per chi non lo sapesse, la difesa orientata sull’uomo è, in poche parole, un sistema difensivo senza palla in cui i giocatori, invece di coprire gli spazi (mantenendo quindi una struttura ben precisa), si concentrano sul marcare gli uomini singolarmente. Questo crea ovviamente problemi alle squadre in fase di costruzione perchè tutte le soluzioni di passaggio sono marcate. Questi problemi vengono generalmente risolti in due modi: la classica palla lunga sul centravanti, che cerca di far alzare la squadra e la costruzione dal basso con il portiere come uomo in più, che porta con sè molti rischi. Qui Spalletti mostra tutto il suo genio, ignorando le due soluzioni convenzionali e offrendone una terza: le rotazioni disordinate e lo “ShadowPlay”. Andiamo con ordine.

È comunissimo nel calcio di oggi, vedere utilizzate le classiche rotazioni: il difensore apre sulla fascia per l’esterno, che dà il pallone al centrocampista e si muove all’interno per ricevere di nuovo il pallone, ruotando a mo’ di triangolo con gli altri due. La popolarità di queste rotazioni le rende prevedibili, soprattutto con la difesa orientata di cui parlavamo prima. Spalletti ha quindi capito che per scardinare il “corpo a corpo” moderno non servono schemi fissi, ma il caos organizzato: In questa nuova Juventus, non vediamo più i giocatori occupare posizioni, ma funzioni. Se il braccetto di difesa decide di sganciarsi in proiezione offensiva, non lo fa seguendo un binario prestabilito, ma “strappa” centralmente, costringendo l’attaccante avversario a seguirlo in una zona di campo non sua.

Ed è poi nel gioco di associazione delle rotazioni che l’estro di Spalletti si esprime al meglio. La Juve, guidata dall’allenatore di Certaldo, è una delle poche squadre in Europa ad usufruire quasi alla perfezione del concetto di “ShadowPlay”. L’essenza di questo concetto è molto semplice: l’utilizzo dei veli e colpi di tacco per servire il giocatore appostatosi nell’ombra del ricevitore del passaggio (ecco il perchè del nome shadow). Questi tocchi di prima colgono di sorpresa il difensore venuto a raddoppiare, che non può reagire abbastanza velocemente e quindi “perde” l’uomo, creando spazio tra le linee.

La Juventus è ancora acerba in questi concetti e sicuramente potrà e dovrà migliorare, ma ad oggi il lavoro svolto da Luciano Spalletti è quasi un miracolo. Il tecnico è riuscito a ridare fiducia ad una squadra che fino a qualche mese fa era a pezzi fisicamente ed emotivamente. Locatelli sta giocando il suo miglior calcio da quando è alla corte bianconera, Thuram sembra rispolverato dopo un inizio difficile, Kelly è diventato punto fermo insieme a Bremer e Kalulu di una difesa solidissima, David dopo un inizio timido sta iniziando a prendere ritmo e ovviamente il talento cristallino di Kenan Yildiz si sta esprimendo al suo massimo potenziale.

In definitiva, la rivoluzione di Spalletti alla Continassa non è passata attraverso un mercato faraonico o uno stravolgimento dei moduli, ma attraverso una profonda rieducazione dei singoli. Il tecnico ha capito che per curare i mali di una Juventus “spendacciona e inconcludente” non serviva un manuale di istruzioni rigido, ma una bussola per navigare nel caos e chissà che questa bussola non possa puntare a traguardi anche maggiori.

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