L’economia del “Qui e Ora”. Perché la Gen Z ha smesso di risparmiare per la vecchiaia

L’economia del “Qui e Ora”. Perché la Gen Z ha smesso di risparmiare per la vecchiaia

“Dimenticate il libretto di risparmio sotto il materasso e le rinunce monastiche per estinguere il mutuo. Nelle app bancarie degli under 30 sta comparendo una nuova voce di spesa: il presente. Si chiama Soft Saving, ed è la strategia finanziaria di una generazione che ha deciso di smettere di finanziare un futuro che appare troppo incerto, preferendo investire nell’unica cosa che sembra reale: il benessere di oggi.”


L’eclissi del sogno del mattone

Per decenni, il successo finanziario in Italia ha avuto una forma precisa: quattro mura di proprietà e un libretto di risparmio che lievitava lentamente, sacrificio dopo sacrificio. Era la strategia della formica. Ma nel 2026, la formica sembra essere andata in pensione anticipata, sostituita da una generazione che ha abbracciato il Soft Saving. Non è trascuratezza, è una ricalibrazione radicale delle priorità.

Cos’è il Soft Saving?

Il termine, nato sui social ma diventato un caso di studio per i consulenti finanziari, descrive l’abitudine di destinare una quota minima del proprio reddito al risparmio a lungo termine, privilegiando invece il benessere immediato e le esperienze. Se i Baby Boomer risparmiavano per “il domani”, la Gen Z investe nel “qui e ora”.

Secondo le ultime rilevazioni, la classica regola del 50/30/20 (bisogni, desideri, risparmio) sta venendo scardinata:

  • Bisogni (50%): : Affitto e bollette, che oggi incidono per oltre il 60% sullo stipendio medio nelle grandi città (Fonte: Dati OCSE/ISTAT 2026).
  • Soft Living (40%): Viaggi, salute mentale, skincare, abbonamenti e cene fuori. ( Fonte: Intuit Credit Karma, “The Rise of Soft Saving and Soft Living”, 2023)
  • Risparmio “Simbolico” (10%): Un piccolo fondo d’emergenza, spesso gestito tramite micro-investimenti automatizzati. (Fonte: Report Trend Consumi 2024-2025)

La psicologia del “Tanto non basta”

Perché un ventenne dovrebbe privars di un weekend a Lisbona per mettere 200€ in un fondo pensione che vedrà, forse, tra 45 anni?

“C’è un senso di nichilismo economico,” spiega un sociologo dei consumi. “Quando il costo di una casa media in città è pari a 15 volte lo stipendio annuale, il risparmio tradizionale smette di sembrare un investimento e inizia a sembrare una privazione inutile. I giovani scelgono di vivere bene oggi perché il ‘domani’ non è più una garanzia di stabilità.” Spiega l’economista Kyla Scanlon in un’analisi sui nuovi trend di consumo.

Il mercato si adegua: dall’accumulo all’uso

Le banche e le aziende tecnologiche hanno capito l’antifona. Non ti vendono più il “conto deposito blindato”, ma app che permettono di investire gli spiccioli degli acquisti quotidiani in cripto o ETF tematici. Il risparmio diventa liquido, accessibile e, soprattutto, indolore.

L’obiettivo non è più diventare ricchi, ma non sentirsi poveri mentre si vive la propria giovinezza.

Libertà o Bomba a orologeria?

Il rischio esiste. Senza proprietà immobiliari o fondi integrativi, la dipendenza dal welfare pubblico sarà totale. Tuttavia, una via d’uscita esiste nel Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR): la deducibilità fiscale dei contributi versati nella previdenza complementare (fino a 5.164,57€ annui) permette di trasformare il risparmio futuro in un rimborso tasse immediato. È l’unico modo per finanziare il “benessere di oggi” proteggendo il “domani”.

  • L’assenza di rete: Senza proprietà immobiliari o fondi pensione integrativi, questa generazione sarà totalmente dipendente da un sistema di welfare pubblico sempre più fragile.
  • L’inflazione del lifestyle: Il rischio è che il “benessere” diventi una scusa per il consumismo compulsivo camuffato da “self-care”.

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Serve un nuovo contratto sociale?

Il Soft Saving non è una moda passeggera, ma il segnale che il vecchio contratto sociale è scaduto. Se il futuro è incerto e il costo della vita è proibitivo, la felicità diventa l’unico asset su cui vale la pena scommettere. Resta da capire se, tra trent’anni, i ricordi di quei viaggi in Vietnam basteranno a pagare l’affitto.


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