Che sia la volta buona?

Che sia la volta buona?

Inter e Fiorentina, due società italiane accomunate da un sogno: portare ai propri tifosi un trofeo europeo dopo anni di attesa.

Dopo l’eliminazione dall’Europa League della Lazio per mano dei norvegesi del Bodo/Glimt, a giocarsela ancora in campo europeo, sono rimaste solo l’Inter in Champions e la Fiorentina in Conference League. Entrambe in semifinale ed entrambe legate dai colori “royo y amarillo” della Spagna; i nerazzurri sfideranno il Barcellona, la Viola se la vedrà con il Betis Siviglia. Per gli uomini di Inzaghi, il match d’andata è in programma il prossimo 29 aprile al Lluis Companys, mentre il ritorno a San Siro sarà il 6 maggio. La ciurma di Palladino invece il primo maggio volerà in Spagna per la prima sfida, per poi ospitare sette giorni dopo al Franchi, il Betis. In caso di eventuale passaggio del turno, l’Inter sfiderebbe in finale la vincente tra Arsenal e Psg. La Fiorentina incontrerebbe una tra Chelsea e Djurgarden.

“Unmei no akai ito” (Filo rosso del destino)

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Una linea rossa sottile che ancora una volta vede legati il “Bel Paese” e la “Espagna”. Secondo la tradizione giapponese, esiste un filo rosso invisibile legato al mignolo della mano sinistra che tira verso la propria anima gemella. Ora qui non si parla di amore o anime gemelle, ma di un destino che comunque sembra sempre farla da padrona. Si perché Inter e Barcellona sembrano quasi tirarsi l’uno verso l’altro quando si parla di “triplete”.

A distanza di 15 anni, l’Inter incontra di nuovo il Barcellona in semifinale di Champions. E così come 15 anni fa, i nerazzurri sono in corsa per giocarsi tutto. L’auspicio dei tifosi è che finisca come allora, con la vittoria sul Barcellona e successivamente sul Bayern Monaco firmata dalla doppietta del “Principe” Milito. Ma attenzione ai catalani, perché anche dalle loro parti si stanno giocando tutto e hanno quasi già messo le mani sulla Liga e conquistato la finale di Copa del Rey. L’Inter invece sente ancora la pressione addosso in campionato dell’ex Antonio Conte con il suo Napoli. Immaginate anche i cugini del Milan come potranno mai giocare il ritorno della semifinale di Coppa Italia dopo il pari dell’andata. Inzaghi vorrà compiere il miracolo e diventare “special (one)” per la piazza nerazzurra.

Tra passato e futuro, tra gioie e dolori, tra voci fuori dal campo e sogni

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La Fiorentina ancora una volta si trova lì, tra le migliori quattro di Conference League. Per il terzo anno consecutivo, la Viola riesce a mettersi in luce in Europa, affermandosi una “top” di questa competizione. Eppure non sembrava così scontato, visti i tanti cambiamenti fatti ad inizio stagione e i tanti avvenimenti accaduti.

Fuori Vincenzo Italiano, che aveva portato due volte la Fiorentina in finale (perse entrambe), dentro Raffaele Palladino tra la suscettibilità generale dei tifosi. L’incidente di Edoardo Bove, fortunatamente sopravvissuto, durante il match con l’Inter che aveva destabilizzato mentalmente tutto l’ambiente fiorentino (e non solo). Fino ad arrivare all’ultimo, ritorno, caso “scommesse” legato a Nicolò Fagioli, di nuovo al centro di questa dinamica dopo la squalifica di un anno fa.

Un altro evento che poteva nuovamente abbattere gli uomini di Palladino, il quale è stato bravo abbassando la testa e pedalando, caricandosi di responsabilità e lasciando le parole fuori dal campo e portando i suoi a giocarsi ancora una volta una possibilità di vittoria. Vittoria che garantirebbe anche un ingresso automatico alla prossima Europa League. Una speranza per la società e i tifosi visto l’attuale nono posto occupato in campionato e le tante contendenti ad un posto in Europa. La Viola ha già fallito per due anni consecutivi il successo e l’incrocio con il Betis, e quello possibile in finale con il Chelsea, di certo non aiutano. Ma “non c’è due senza tre” e la Fiorentina vuole questa finale con esito diverso. E forse proprio questo potrà essere d’aiuto: l’esperienza e la voglia di rinascita, di essere una fenice per Edoardo Bove, Nicolò Fagioli e Raffele Palladino.

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