L’Eclissi del Sapere: Perché Spegnere Rai Scuola è un Danno per il Paese

L’Eclissi del Sapere: Perché Spegnere Rai Scuola è un Danno per il Paese

Se pensate che l’istruzione sia costosa, provate con l’ignoranza.”

Derek Bok, ex presidente della Harvard University

Quando un palinsesto televisivo decide di tagliare, ridimensionare o chiudere definitivamente programmi dedicati alla divulgazione culturale e scolastica — come accade ciclicamente nei dibattiti attorno a reti come Rai Scuola — non stiamo assistendo a una semplice “razionalizzazione dei costi” o a un normale riassetto aziendale. Stiamo assistendo a un arretramento silenzioso ma gravissimo del Servizio Pubblico dalla sua missione fondamentale.

La gravità di queste scelte non si misura immediatamente, ma si deposita lentamente nel tessuto sociale, privando i cittadini di uno strumento di emancipazione essenziale.

Molto Più di una Televisione

Spazi come Rai Scuola non sono pensati per rincorrere l’ossessione dello share quotidiano, né per competere con le logiche dei reality show o dell’intrattenimento leggero. La loro natura è strutturalmente diversa:

  • Un archivio vivo: Offrono materiali curati da esperti, documentari storici, lezioni di materie scientifiche e umanistiche che diventano risorse preziose per insegnanti e studenti.
  • Garante di autorevolezza: In un’epoca in cui la rete è saturata da disinformazione, fake news e contenuti generati per catturare l’attenzione in pochi secondi, un canale culturale istituzionale rappresenta un “porto sicuro” dove l’informazione è verificata e approfondita.
  • Equità sociale: Non tutte le famiglie hanno le risorse per abbonarsi a riviste scientifiche, acquistare documentari on-demand o frequentare teatri e musei con regolarità. La televisione pubblica gratuita rimane il mezzo più democratico per portare la cultura in ogni casa.

L’Illusione del Risparmio

La motivazione alla base del taglio di programmi culturali è quasi sempre di natura economica. Tuttavia, il calcolo è miope. Risparmiare oggi sulla cultura significa pagare domani un conto salatissimo in termini di disgregazione sociale, analfabetismo funzionale e impoverimento del dibattito pubblico.

Una società che smette di investire nello sviluppo cognitivo e critico dei propri cittadini diventa più vulnerabile ai populismi, meno competitiva a livello internazionale e, in ultima analisi, meno libera.

L’Alibi della Rete

Spesso si giustifica la chiusura di questi spazi televisivi affermando che “oggi c’è internet” e che i giovani cercano lì le proprie informazioni. È un alibi pericoloso. Il web è dominato da algoritmi progettati per premiare ciò che genera reazioni emotive, non ciò che educa. Delegare l’istruzione e la cultura esclusivamente a piattaforme private governate dalle logiche della Silicon Valley significa abdicare a un preciso dovere costituzionale dello Stato.

Chiudere i battenti della cultura in TV non spegne solo un canale: spegne un’opportunità. E in un Paese che ha storicamente un disperato bisogno di coesione culturale e di investimenti nell’istruzione, rinunciare a presìdi come Rai Scuola è un errore che non possiamo permetterci.

In una fase storica in cui il nostro Paese sembra smarrire i propri contorni, logorato da una profonda crisi di senso e da una crescente frammentazione, la cultura resta l’ultimo, vero tessuto connettivo. L’identità di una nazione, infatti, non è un monolite di pietra da difendere con la nostalgia, ma un organismo vivo che respira attraverso la memoria condivisa, il pensiero critico e la conoscenza continua.

Spegnere i luoghi pubblici del sapere significa infrangere lo specchio in cui una collettività impara a riconoscersi e a comprendersi. Perché un Paese che smette di raccontare a se stesso da dove viene, non sta semplicemente tagliando un bilancio: sta silenziosamente rinunciando al diritto di decidere dove andare.

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