Champions League: tracollo Italia
Si conclude l’andata dei playoff con tre pessimi risultati: Juventus, Atalanta e Inter perdono male e sono costrette all’impresa al ritorno, sperando nel fattore campo.
Non si può dire che non ce lo si aspettava. Soprattutto per quanto riguarda Juventus e Atalanta, che avrebbero sfiorato l’impresa se fossero uscite indenni da Istanbul e Dortmund. Così non è, anzi. Più inaspettato invece il risultato dell’Inter, che invece esce con le ossa rotte da Bodo, città tabù per le squadre italiane.
La serata di martedì non era neanche iniziata così male, con la Vecchia Signora che aveva rimontato il gol in apertura del Galatasaray con Gabriel Sara con la doppietta dell’insospettabile Teun Koopmeiners, unica vera nota positiva. Tutto è andato storto nella ripresa, complice il cambio all’intervallo che ha visto entrare Cabal per l’ammonito Cambiaso. Proprio il colombiano si è reso protagonista di una grande ingenuità, rimediando due cartellini in 20 minuti e lasciando i compagni in inferiorità numerica. Si è poi scatenato Noa Lang, con due reti che hanno il sapore di rimpianto in quel di Napoli, al contrario di Osimhen che è rimasto a secco. La Juventus però deve fare i conti con un’ulteriore problematica: Bremer è di nuovo infortunato. La differenza di rendimento del reparto difensivo in sua assenza è lampante, con Gatti che non è stato all’altezza del brasiliano. Il totale è di 5-2 per i turchi e il discorso sembra compromesso, a meno di una grandissima prestazione all’Allianz Stadium, alla quale Spalletti ci ha abituato nel corso della stagione.
A Dortmund, invece, il Borussia non ha dovuto strafare per blindare il discorso qualificazione. 2-0 contro l’Atalanta, indebolita dai pesanti infortuni di Raspadori e De Ketelaere, i due giocatori più tecnici della squadra. Verosimilmente, non saranno presenti neanche nel ritorno a Bergamo, stroncando le già piccole speranze di rimonta da parte della Dea. Ciò che ha sorpreso dei tedeschi è stata la capacità di tenere il campo al meglio, come solo le squadre più mature sanno fare. Ciò è stato anche figlio della netta superiorità tecnica dei tedeschi: si aveva la sensazione che gli uomini di Palladino non si sarebbero resi pericolosi neanche se la partita fosse durata altri 90 minuti.
Passando al mercoledì, la sconfitta dell’Inter sorprende solo in parte. Che il Bodo/Glimt fosse una squadra ostica, specialmente in casa, si sapeva (chiedere a Roma, Lazio e Juventus), ma l’aspetto fondamentale deriva dalla mancanza di energie mentali. L’enorme dispendio del derby d’Italia in campo, ma soprattutto fuori nell’accesissimo post partita, deve aver inciso. Ci si poteva aspettare qualcosa di più, soprattutto dopo il pareggio dell’ormai irrinunciabile Pio Esposito, che sembrava aver dato linfa vitale ai nerazzurri. Anche in questo caso, la ripresa è stata nefasta: l’Inter è calata fisicamente e ha dovuto anche rinunciare a capitan Lautaro, che resterà ai box per diverse settimane per un infortunio muscolare. L’ex Milan Hauge e il gigante Høgh hanno chiuso la partita sul 3-1. Resta una flebile speranza per il ritorno a Milano. L’atmosfera sarà infernale e si cercherà in ogni modo di evitare la figuraccia non solo dei nerazzurri, ma di tutto il movimento calcistico italiano. Il verdetto non è ancora scritto, ma queste sfide di andata hanno dimostrato quanto ampio sia il divario tra l’Italia e l’Europa.
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