Quando l’età è solo un numero: Tanti auguri F1

Quando l’età è solo un numero: Tanti auguri F1

Settantacinque anni fa nacque la Formula 1. Il 13 maggio del 1950 si corse a Silverstone il primo Gran Premio della storia.

Settantacinque anni portati più che bene. Nella settimana che culmina con il weekend dell’Emilia Romagna ad Imola, lo sport per eccellenza del Motorsport festeggia oggi il compleanno ricordando il primo storico Gran Premio di Gran Bretagna del 1950. In quell’anno parteciparono alcuni dei piloti diventati poi iconici, tra cui il cinque volte campione del mondo argentino Juan Manuel Fangio. A dominare quell’anno però fu Nino Farina che, con l’Alfa Romeo 158, conquistò la prima “coppa d’oro” e, a fine stagione, il primo storico mondiale piloti. Fu anche il primo ad eseguire il cosiddetto “hat-trick” conquistando pole position, vittoria e giro veloce.

L’inizio del mondiale costruttori con il dominio italo-inglese

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Entrò in vigore solo nel 1958 quando la Vanwall trionfò interrompendo la striscia azzurra e iniziando un dualismo anglo-italiano che durò ben dieci anni fino alla vittoria francese firmata Matra. Fino ad allora, i primi anni furono una supremazia a tinte tricolori con Alfa Romeo, Ferrari e Maserati che portarono i rispettivi piloti a vincere i primi nove titoli. Dal 1970 in poi invece le case produttrici britanniche presero il sopravvento dominando in lungo e in largo fino all’inizio del nuovo secolo. Solo in tre edizioni la Ferrari riuscì però ad intromettersi trionfando nel 1975, 1977 e 1979. La rossa poi tornò ad essere grande vincendo i titoli dal 2000 al 2004 e poi con l’ultimo nel 2007. Il cavallino resta però la scuderia con il maggior numero di mondiale costruttori (16) mentre la Mercedes ha il record del maggior numero di vittorie consecutive (8).

Storie di duelli e piloti diventati leggende

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Diventare pilota di formula 1 è già di per sé un privilegio raggiunto da pochi. Diventare una leggenda è un qualcosa di calcolabile su un palmo della mano. Storie di successi, dolori, controversie in 75 anni ce ne sono state e anche tante. Dagli anni targati Lauda, Prost, Senna passando per Schumacher, Vettel, Hamilton, fino ad arrivare all’ultimo Verstappen.

Dagli anni ‘70 la Formula 1 è entrata nel vivo della sua storia. L’approdo di “sedere d’oro” l’austriaco Nicky Lauda è considerato come cambio di rotta del termine “pilota”. Soprannominato così da Enzo Ferrari, proprio perché capace, grazie all’utilizzo del suo fondoschiena, di dare le giuste informazioni agli ingegneri per mettere il setup migliore alla monoposto. Non è un caso che Lauda portò poi a casa tre titoli mondiali. È proprio da questo momento che il ruolo del pilota prende un significato diverso, diventato sempre più importante per lo sviluppo dell’auto.

Cosa che verrà poi ripresa da un certo Ayrton Senna, considerato uno dei più grandi, se non il più grande, pilota di tutti i tempi proprio per la capacità di capire l’auto “sentendola”. Il brasiliano diede vita a momenti magici per lo sport diventando un esempio fuori e dentro dall’auto. Scontri epici con il suo rivale/compagno di scuderia alla McLaren Alain Prost. Il francese merita un’importate parentesi. Non fu molto amato per il suo carattere glaciale, ma bisogna tener conto che fu colui che riuscì a tenere testa proprio al figlio di San Paolo, portando a casa quattro titoli iridati. Senna invece ne vinse tre, ma potevano essere forse di più se in quel famoso GP di Imola del 1994 la sua Williams non si fosse schiantata ad oltre 300 km orari nel muro della curva del tamburello provocando la morte del brasiliano

Quel famoso Gran Premio può però essere visto come una sorta di passaggio del testimone. Per un campione che esce (purtroppo per cause di forza maggiore) ne entra un altro. Ad Imola corre e vince un giovane Michael Schumacher con la Benetton. Il tedesco vincerà quell’anno il titolo confermandosi l’anno successivo, per poi prendersi una pausa di cinque anni dal successo. Schumacher nel 2000 passa alla Ferrari e il resto è storia. Record su record battuti tra cui il più vincente, a pari merito con Lewis Hamilton, della storia della Formula 1 con sette titoli mondiali.

Poi c’è lui, il 44 inglese, attuale pilota della rossa. Esordisce nel 2008 con la McLaren vincendo il mondiale all’ultima gara del GP del Brasile battendo Felipe Massa in una corsa entrata nella storia. Quattro anni di stop, con lo strapotere Red Bull di Sebastian Vettel, per poi passare alla Mercedes, e anche qui, il resto è storia. Hamilton vincerà altri sei titoli vinti e, anche qui, record su record battuti.

La casa produttrice austriaca nel 2016 fa un’importante scelta, investire nel giovanissimo Max Verstappen. A quasi 19 anni vince con la Red Bull la sua prima gara in Spagna, diventando il più giovane di sempre ad ottenere un successo. Da qui l’inizio di una storia attuale. Dal 2020 da vita a un mondiale pazzesco con Hamilton, interrompendo la striscia dell’inglese e iniziando la sua con il primo dei suoi quattro titoli iridati. Ad oggi è lui l’uomo da battere.

Tra presente e futuro

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Ora Hamilton è con il cavallino, ma al momento non è che stia passando alla storia. La Ferrari non “performa” e a risentirne sono Charles Leclerc e il sette volte campione, che faticano ad essere competitivi con la macchina messa a loro disposizione. Si riparte questo fine settimana con il Gran Premio di Imola con la rossa pronta a fornire nuovi sviluppi. Difficilmente però si riuscirà a battere già da oggi il dominio chiamato McLaren, con le papaya arancione firmate Lando Norris e Oscar Piastri che volano sul tracciato. Le favorite per la vittoria in Italia, e mondiale, restano loro. Basta solo vedere chi dei due la spunterà, con l’australiano momentaneamente primo in classifica davanti proprio al suo compagno di scuderia. Ma attenzione al cannibale Verstappen che con la sua Red Bull è sempre lì, proprio come un leone che studia la preda, pronto ad azzannare al primo errore.

Foto in evidenza: account ufficiale F1

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