Alla fine ha prevalso il buonsenso nella partita dei “valori calpestati”
Nessuna sanzione per il Lecce che domenica, nel match contro l’Atalanta, era sceso in campo con una maglia completamente bianca, in segno di protesta contro la Lega Serie A.
Un colore neutro. Un’unica frase stampata sul petto “Nessun valore nessun colore”. Una squadra riunita in silenzio con i cuori straziati dal dolore per la morte improvvisa del fisioterapista salentino Graziano Fiorita. Atalanta-Lecce entra di diritto nella storia del calcio italiano, ma purtroppo non per il risultato o un evento iconico. La società giallorossa aveva chiesto di rinviare la partita a data da destinarsi, per permettere al club, ai calciatori, alla famiglia l’elaborazione del lutto. E invece la Lega Calcio ha rinviato la partita di sole quarantott’ore lasciando società e tifosi senza parole.
Il botta e risposta non ha tardato ad arrivare. I salentini avevano minacciato di non presentarsi a Bergamo. La Lega invece che, qualora non si fossero presentati, la partita sarebbe stata persa a tavolino con annesso punto di penalizzazione. Un punto in meno che il Lecce non poteva proprio permettersi di perdere, visto il quartultimo posto occupato a -2 dalla zona retrocessione e a quattro giornate dalla fine.
Così il Lecce ha preso il primo volo in mattinata con direzione Bergamo, giocato la partita e strappato un importante pareggio. Ma la partita ormai era entrata in secondo luogo. Il club ormai era intenzionato a portare avanti la sua crociata criticando prima sui social, poi utilizzando il silenzio per parlare. Nessun calciatore o membro dello staff si è presentato in conferenza stampa a fine partita, violando gli accordi con la Lega ed aumentando sempre di più il rischio di una possibile sanzione. Una partita che doveva essere l’apertura della 34esima giornata di campionato, e che invece ha aperto solo spazio per critiche e dubbi sulla decisione del presidente della Lega Ezio Simonelli.
Lo stesso Simonelli ha espresso il suo pensiero sulla vicenda: “Abbiamo preso la migliore delle decisioni possibili, che rispettasse il lutto del Lecce e della famiglia, ma anche la regolarità del campionato. Non si poteva prevedere un rinvio di una partita così delicata, rilevante per Champions e salvezza. Con la data del funerale ancora non pronosticabile, giocare martedì o mercoledì era un rischio e in più ci sarebbe stato poi Lecce-Napoli di sabato”. Inutile anche l’intervento del ministro dello Sport Andrea Abodi, il quale aveva inviato sollecitazioni per il rinvio della partita ricordando: “Il calcio deve sapersi inchinare di fronte ai valori umani”.
Ancora una volta il lato economico l’ha fatta da padrona, riuscendo a superare proprio quei valori dello sport citati dal ministro. In altre occasioni, purtroppo dolorose (come citato dal Lecce stesso), la Lega ha preso le giuste misure e decisioni, a prescindere dal blasone della società. Allora la domanda sorge spontanea: “E se fosse capitato ad una “big” del nostro campionato?” “Si sarebbe rinviato per onorare la memoria della persona?”
Quella memoria oggi ha visto il solo Lecce onorarla decidendo di scendere lo stesso in campo per rispetto verso il loro fratello Graziano. E anche dai tifosi atalantini con i 15 minuti di silenzio prima di iniziare ad intonare cori in protesta contro la Lega Calcio. Alla fine il buonsenso ha prevalso e nessuna sanzione o multa è stata inflitta a i salentini. Multa presa solo dall’Atalanta con un’ammenda di sei mila euro per lo striscione “Lega Calcio: Vergogna” e il lancio di fumogeni. Ciò non toglie però che il gioco del calcio, così come lo sport in generale, dovrebbe essere un esempio, e invece ancora una volta ha dato l’esempio sbagliato.
Foto in evidenza: Corriere dello Sport
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